martedì 22 ottobre 2013

DELLE CODE IN AEROPORTO E DEL MIO PERSONALE PENSIERO E BISOGNO TOTALITARIO

Ogni volta che dopo un viaggio, dopo un qualsiasi tipo di viaggio, torno in Italia, vengo assalita dallo sconforto più puro.
Ed il tutto è come la cistite: il male è lì, è latente dentro di te, ed ogni volta che si ripresenta lo fa sempre con maggiore violenza. Spero che al prossimo spostamento non inizierò anche a perdere sangue dagli occhi.
Ma, come per la cistita, la cura c'è.
Io amo il mio paese.
Ma devo andare via. Me ne rendo conto ogni giorno di più; cresce sempre più forte la certezza che a rimanere qui non potrei far altro che perderci.
Devo darmi una possibilità, devo crearmi un trampolino di lancio e buttarmi.

Vorrei quindi condividere un attimino con voi la rappresentativa immagine de
"LA FILA DEGLI ITALIANI ALL'IMBARCO"

Tu arrivi in aeroporto in orario (forse anche un pò in anticipo, sapendo come, a volte, il destino possa coglierti all'improvviso...ma soprattutto conoscendo la disorganizzazione di questo paese) e, nel momento in cui ti indicano il gate dal quale ti devi imbarcare, ti avvii verso la fila.
LA FILA.
Questo misterioso concetto così troppo lineare ed ordinario per la mente italiana.
Un'utopia, un'arcana visione mistica.
Un impegno impossibile.

Una immagine rappresentativa della differenza tra noi (a destra) ed il resto del mondo (a sinistra)

La fila italiana ha misteriosamente una forma a semi-imbuto.
Nessuno sa spiegarsi il perchè visto che, internazionalmente, il possibile buon senso comune vuole che mettersi in fila significhi METTERSI L'UNO DIETRO L'ALTRO.
Forse, abituati come siamo alle inculature, abbiamo timore dell'effetto trenino?
La fila italiana convoglia in un punto stretto per poi allargarsi ai lati...con conseguente effetto scontro sui lati stessi.
Cosa vuol dire ciò?
Molto semplice.
L'italiano fa la fila per perpendicolare, forse ispirato dalla figura dell'Alfiere degli scacchi. Perciò il primato di chi è arrivato prima viene messo in discussione dalla persona che, per abitudine e/o per noia e/o (e probabilmente, più similarmente) essendo una immensa testa di cazzo, non si mette dietro di te, ma a fianco a te, pochissimo più indietro, per instillarti il dubbio, per insinuare il nervoso, come la presenza del piccione che sta quasi per cagarti in testa.
Per metterti l'ansia.
E più la fila/imbuto aumenta più, conseguentemente, crescono il delirio ed il nervosismo.
Cresce l'effetto di rimbalzo del "Eh, ma se lo ha fatto lui allora lo faccio anche io".

Massima espressione dell'italiano in fila è, poi, l'italiano in ritardo e la famigliola di merda italiana in ritardo.
Un classico, un sempre verde, una certezza più assoluta.
Entrambe vanno oltre l'effetto imbuto.
Perchè se il concetto di fila era troppo difficile da comprendere, quello di imbuto invece è troppo scontato, troppo mainstream.
Perciò entrambi mostrano una certa baldanza, sfrontatezza, ma soprattutto di essere portatori sani di italianità acuta.
Per i comuni mortali, sto cercando di esprimere con un eufemismo la faccia da buco di culo che così prepotentemente contraddistingue tali esemplari.
Ergo, l'italiano in ritardo supererà gran parte della "fila" e si metterà a metà, al fianco di essa, attendendo un processo di inglobamento per osmosi da parte della stessa. La famigliola italiana di merda farà lo stesso ma non passivamente, bensì puntando con sicurezza sull'effetto caritatevole, proferendo frasi del tipo "C'ho i bambini, scusate, non è che posso evitare di fare tutta questa fila?"

CAZZONI.
CAZZONI OVUNQUE.
Vi organizzavate prima, porca eva, vi svegliatave prima e se i bambini si lamentano davvero, allora li riempite di valeriana.


C'è un reale perchè? No.
E' così e basta, è un fattore culturale che io non mi so spiegare.
Ed in tutto ciò, come tutto in Italia, questo avviene perchè viene permesso.
Appena qualcuno ti passa davanti, tutti si lamentano.
Tutti sbuffano, brontolano.
Ma nessuno, cazzo, nessuno che dice "No, non ti ci metti a metà della fila, perchè io sono qua in fila da mezz'ora e tu dovrai fare lo stesso, perchè io e te siamo uguali".
NESSUNO.

L'unica cogliona che lo fa, ovviamente, sono io.
Ma perchè devo incazzarmi, mi chiedo poi?
Per vedermi il coglione/la cogliona a cui ho risposto in questa maniera che mi sbuffa perchè non gli ho permesso di inserirsi nell'imbuto nella maniera da lui/lei desiderata.

Il mio livello di disperazione è il seguente:


QUESTA E' L'ITALIA.
Una massa di pecore che neanche sa fare una cosa semplice come mettersi in fila e rispettare chi è arrivato prima, che passivamente accetta che delle facce da culo scavalchino (senza neanche nasconderlo troppo) il resto dei presenti.

La mia domanda, allora, è:
voglio davvero rimanere in un paese dove la gente non è neanche capace di mettersi in fila?

E, da qui, sono scaturite spontanee tutta una serie di considerazioni sul perchè non voglio votare, sul perchè dovrei vivere in una paese nel quale queste stesse persone, che purtroppo rappresentano la stragrande maggioranza, votano. Sul perchè dovrei essere in balia di persone che non sono pronte alla democrazia.

Io vorrei vivere in un paese possibilmente democratico, ma ciò non è possibile qui.
E perdonerete i miei pensieri probabilmente totalitari, ma la democrazia per me vuol dire che lo Stato aiuti e ponga le condizioni per garantire ad ogni singolo cittadino la crescita personale ed il raggiungimento della dignità umana e dei propri obiettivi, laddove ognuno sia responsabile di ciò che ha deciso di volere, di fare e di raggiungere; ciò senza intaccare gli obiettivi altrui ma, bensì, rispettando gli altri.
E questo è possibile in un paese CIVILE.
Non in Italia.
Non in questo mare di scorrettezza ed inciviltà.
Non in un'Italia dove per andare avanti devi abbassare la tua dignità.
Non in un'Italia dove "Tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri".
Non in un'Italia dove si lascia correre il non rispetto della Costituzione, dove i politici che si mettono in imbarazzo (e, di più, CI mettono in imbarazzano) non si dimettono e vengono anche giustificati e difesi.
Non in un'Italia dove si parla di democrazia facendola passare demagogicamente come un possibile accesso di tutti alla vita politica....e guardate, allora, chi ha accesso alla politica oggi.
Io dovrei stare in un paese in cui sono governato da chi non ho votato?
Dovrei rimanere in un paese in cui, alle elezioni, un partito come, ad esempio, Forza Italia può vincere perchè fa parte di una coalizione fatta di tanti altri partitelli tra cui (ribadisco, NELLO STESSO GRUPPO) troviamo Lega Nord e Grande Sud? Senza che nessuno si chieda niente? Senza che tutti si alzino per fermare il ridicolo?
Io scusatemi, sarò esagerata, ma non la voglio l'isonomia in questo paese. Non voglio che tutti concorrano ugualmente alla vita politica dell'Italia, perchè non posso essere in balia di tutto ciò.
Non posso rimanere, perchè non posso essere in balia di chi non sa fare la fila all'aeroporto.

Gloria

lunedì 5 agosto 2013

IL GIUSTO SECONDO NATURA


"NON E' POSSIBILE VIVERE FELICI SENZA VIVERE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA, NE' CONDURRE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA SENZA ESSERE FELICI"

Va da sè che molti si ritrovano invischiati in un tremendo circolo vizioso.

Ecco, ribadisco, non voglio essere ipocrita...nella vita si dicono una marea di bugie, bianche o meno che siano, si ricerca sempre il meglio per sè stessi e tutti siamo un pò egoisti, in fin dei conti.
A lungo andare, però, piccoli gesti fatti con senno, guidati da un pò di giustizia e senso del dovere, sono semi che poi fioriscono in un florido albero sotto il quale riposare sonni tranquilli.
La tanto famosa "coscienza a posto" è la chiave di una vita serena, lontana dall'inquietudine, dal nervosismo, dai nervi a fior di pelle latenti nel corpo e nella mente di chi si muove nell'ombra e nella foschia.

Ci scontriamo, allora, con la soggettività del concetto di GIUSTO.
Cosa è giusto? Cosa è sbagliato?
Non esiste un reale standard che possa definire questo teoric continuum ma Epicuro arriva razionalmente in nostro aiuto spiegandoci che "il giusto secondo natura corrisponde a ciò che si rivela utile per non danneggiare gli altri e non essere danneggiati".
Un equilibrio difficile da creare, ma non impossibile; non significa "fare del bene" ma, semplicemente, "non fare del male". Ma non facendo del male sei felice e, essendo felici, vivrai una vita serena e giusta che non danneggi gli altri.
Sii corretto, sii onesto, sii civile. E dunque sereno.

Ergo, se la furberia spicciola è fonte di una felicità momentanea ma passeggera, allora la correttezza è un investimento a lungo termine.
Lavoriamo tutti su noi stessi e rendiamo la nostra vita più felice, andando a vantaggio nostro e degli altri.

Gloria

martedì 30 luglio 2013

COSMOPOLITAMI STA CIPPA.


Da ragazzina, più o meno nel periodo delle medie e dei primi anni di superiori, avevo l'abitudine di acquistare settimanalmente la mitologica rivista CIOE' (...ma esisterà ancora?), innanzitutto per i regali in allegato quali anellini con la faccia delle spice girls, orrendi poster anni '90, finti tatuaggi tribali, girocolli a rete che tanto andavano in quel periodo e poi, in secondo luogo, per i suoi contenuti assurdi, in un fosco concentrato di quiz prevedibili come il peto chimico dopo i fagioli, di discutibili consigli su come conquistare il ragazzo più figo della scuola, su come rispettare il bonton della perfetta zoccoletta nel vestiario e nei comportamenti, sugli indispensabili oggetti portare sempre con te in borsa (un esempio indelebile nella mia mente: "porta sempre con te sigarette ed accendino, anche se non fumi, così se il figo della scuola vuole fumare tu hai la scusa per avvicinarti, attaccare bottone e sbattergliela in faccia, yyyyeeeeeehhhh!!) e, immancabili, le domande alla sessuologa per sapere come fare per una gravidanza isterica derivata da un vischioso bacio con la lingua dato al ragazzo che è l'amore della tua vita perchè state insieme da 4 giorni e sapere se fosse possibile sapere il sesso in base alla reazione chimica nata dal contatto fra il tuo herpes ed il suo apparecchio per i denti.

A distanza di anni, oggi, mi sono trovata davanti una copia di Cosmopolitan acquistata da mia sorella.
Pensavo di avere tra le mani un'interessante rivista la cui lettura avrebbe potuto riempire le due ore post-pranzo coadiuvandomi la digestione ed il mantenimento di un cervello attivo.
Ora...
Ho appena terminato l'infelice lettura.
La digestione è stata aiutata nel senso che la compagnia di Cosmopolitan ha aiutato l'espletazione delle mie funzioni intestinali.
Per il resto, forse mi sbaglio, forse avevo nella mente un'idea errata ma credevo che nell'immaginario collettivo Cosmopolitan fosse un giornale, diciamo, da donne, interessante, un equilibrato mix di cultura e leggera superficialità.
Ecco, invece, vorrei avanzare delle personalissime critiche generali.

Innanzitutto una ISTERIA DA SPASMODICO UTILIZZO DI TERMINI ANGLOSASSONI.
Non c'è una, e ripeto, UNA cazzo di pagina di pagina priva di una qualsivoglia inutile parola in inglese.
"BEAUTY AND ROLL, SWING O ROCK? ACCORTA IL TRUCCO AL SOUND!"
"HAPPY LIST, 9 COSE CHE TI FARANNO FELICI QUESTO MESE!"
"DRESS CODE, WELCOME TO THE JUNGLE"
"LA COSMO VALIGIA è SMART&LIGHT"

IIIIIIIEEEEEE VABENEH!!!




L'italiano è tanto una bella lingua musicale, equilibrata, piena di possibilità di espressione, al contrario dell'inglese che è sicuramente una fantastica lingua internazionale utilissima per il commercio, le relazioni politiche fra stati, il contatto fra culture MA sicuramente non tanto poetica quanto l'italiano.
Che bisogno c'è di usare l'inglese come inutile orpello baroccheggiante laddove l'italiano funzioni benissimo al suo posto?
"STRIKE A POSE"....MA PERCHè? Perchè non scrivere "Mettiti in posa!"
...fa più gggiòvane? L'inglese è più al passo coi tempi? O non ce la fate ad usare l'italiano in una maniera corretta? Non vi vengono i termini? Ci sono tante belle edizioni del vocabolario dei sinonimi e dei contrari!

...ma che ne voglio sapere io. Forse l'inglese è more fashionable, sorry, magari sono io che sono troppo out.

E probabilmente sarò troppo out anche per comprendere pienamente perchè dovrei seguire i consigli su "COME DIVENTARE UNA DEA DEL SESSO" di 4 sgallettate tra cui una regista di film porno insieme ad un'attrice porno (quindi esponenti di un mondo fittizio dove il sesso segue la logica del "dottore, mi scusi, ho un certo bruciore intimo, facciamo sesso per farlo passare" e dove la donna inizia ad urlare come un gorilla appena le si sfiora la coscia, nota zona erogena), una sex blogger che si definisce molto umilmente "una sex educator che vuole salvare il mondo dal cattivo sesso" e una giornalista che consiglia, durante una fellatio, di dire al proprio uomo cosa si pensa e cosa si prova, per creare più condivisione.
Un pò come quando il dentista ti fa le domande mentre lui ha le sue mani infilate nella tua bocca.
Bella pè voi.
Ma cosa posso pretendere da un articolo presente nella rubrica del sesso che presenta, a seguito, un quiz per vedere quanta "Bad girl attitude c'è nel sesso che fai" e a seguito, anche qui, le domande all'esperta per saper "se il pene XL del mio ragazzo allargherà la mia vagina in modo permanente".

Da buona rivista intellettualmente stimolante Cosmopolitan non poteva mancare nel consigliarci varie tipologie di approccio da selezionare in base al tipo di costume indossato dal ragazzo che abbiamo adocchiato in spiaggia.
Ebbene, donne, sappiate che se vi piace l'uomo con la mutandina striminzita ed il pacco bene in mostra allora dovrete ascoltarlo intensamente e credere ciecamente a tutti i suoi racconti sulla vita spericolata, mentre se siete più attratte dal tipo Superfantasioso con il costume hawaiano, il trucco per farlo vostro è (udite udite) lanciargli una secchiata d'acqua addosso così, senza un perchè, in quanto lui poi adorerà correrti dietro.
....per riempirvi di saccagnate, probabilmente.
Ma il mio preferito è il soggetto definito Romantico perchè porta boxer fascianti anni '60 (poi vorrò scoprire il misterioso parallelismo tra romanticismo e box fasciante): in questo caso Cosmopolitan, in verità in verità vi dice, che quest'ultimo è un tipo che spiazza e, dunque, non è facile capire se bisognerà parlarci di filosofia o di calcio; conseguentemente, amiche, puntate su un bikini sexy in stile Brigitte Bardot, alchè i pianeti si allineranno e le connessioni cosmiche fra di voi si creeranno automaticamente perchè, si sa, il costume anni '60 rende tutti un pò romantici.
Insomma, per noi comuni mortali, nel dubbio mostragli la mercanzia.
BOH.

Ora sono seriamente curiosa di sapere cosa devo fare per conquistare questa tipologia di uomo con elegante e sobrio costumino monocolour e monokini, grazie.



Da una parte l'amore assoluto per il mondo delle BadGirl (perchè dire cattive ragazze non è abbastanza In), tra le quali M.I.A. che ci dice che per essere tali bisogna essere assertive, belle e strafottenti (nuove filosofie che confutano, dunque, in base a scientifiche e logiche motivazioni il poco fashionable concetto greco del bello e buono), dall'altra un fantastico elogio del BEACH CODE da rispettare per non essere troppo CAFONAL (...molto coerente con l'amore per le bad girls, famose per la loro indiscutibile raffinatezza), con consigli (o, meglio, scusatemi, TIPS) quali prendere il sole solo a gambe parallele, non spremersi i buchi neri in spiaggia, truccarsi solo water proof (anche perchè andare al mare truccate è proprio un consiglio salutare ed esteticamente valido!), non si può usare il tablet in spiaggia e quando ti siedi su una sedia rimettiti i pantaloncini perchè "le natiche grigliate dalla seduta delle sedie sono come rucola fra i denti".
(...vorrei porre l'accento anche sull'equilibrio della frase di cui sopra, che ho direttamente ripreso dalla rivista...)

Insomma.
I' pènz che boh.
Contenuti, linguaggi e rubriche che sembrerebbero risultanti dall'incontro poco fortuito tra l'eleganza tipica della sagra della patata di Palmiano e la sobrietà intellettuale di Barbara D'Urso.

FERMI TUTTI.
Pagina 82: LO FACCIAMO AL TELEFONO: LE COSMODRITTE PER GODERE A DISTANZA STEP BY STEP.
Gli sms funzionano da preliminari, scrivigli di levarsi i pantaloni, mandagli le tue foto mezza nuda, telefonagli e parlando con tono naturale facendogli i complimenti sul suo fisico, usa il vibratore.
Ma proprio "L'amore ai tempi del Cosmopolitan".

Rimpiango Cioè, almeno era coerente nella sua bimbominchiaggine.

Gloria

martedì 14 maggio 2013

IL VIAGGIATORE E' REDUCE





Scrive Alfredh Schutz in uno dei suoi saggi di psicologia sociale:

Da principio non è soltato la patria a mostrare al reduce un volto insolito.Il reduce appare altrettanto estraneo a coloro che lo attendono, e la nebbia intorno a lui lo farà irriconoscibile.
In parole povere, Schutz analizza la condizione di coloro che si sono trovati lontani da casa per un periodo più o meno lungo di tempo, prendendo particolarmente in considerazione il caso dei militari che tornano in patria dopo la guerra e relazionando la loro situazione a qualsiasi altra esperienza di lontananza e di ritorno come, ad esempio, quella dei viaggiatori.
In ogni caso, Schutz definisce questo gruppo di soggetti REDUCI.
Reduci...reduci perchè sopravvissuti alla lontananza?
Reduci di guerra, sicuramente...ma cosa dire di chi si allontana da casa per amore del nuovo e del diverso?
Torni a casa reduce della distanza e della tua curiosità?
Sappiamo che le parole sono flessibili, contenitori vuoti che possiamo riempire di innumerevoli significati.
Allora va bene, parliamo di reduci anche nel caso del mondo dei viaggiatori.
Chi ama partire, chi è disposto a stare a lungo lontano dalle proprie radici e dai propri affetti, chi ha la volontà di fare le valigie e stazionare in una nuova realtà potrà capire ciò che dico.
Chi mi conosce sa che ho vissuto 7 mesi in Giappone, lontana dal mondo che conoscevo non solo in termini di relazioni umane, ma anche considerando il metro socio-culturale che l'Italia, la mia regione e la mia città mi hanno instillato dentro, espresso dal mio modo di comportarmi, di mangiare, di vivere la quotidianità, di relazionarmi agli altri; ma dopo un pò di tempo in un'altra cultura, in un altro paese, superato lo shock culturale, ti renderai conto di essere come del ferro in fusione, bollente, scaldato e malleato dagli eventi, dalle nuove abitudini, dai famosi usi e costumi, dalla cultura del luogo in cui ti sei posizionato.
Sono partita che ero una pesante spada medievale italiana, sono tornata che ero una katana...ripartita troppo presto dal Paese del Sol Levante, ancora in definizione, non minuziosamente curata, levigata e decorata come una vera spada giapponese, ma pur sempre un bozzo di katana.
Sono tornata reduce della cultura giapponese.
In fondo ogni esperienza della nostra vita di rende nuovi, nulla è qualcosa in sè, di definito ed assoluto; il viaggio, comunque, porta maggiormente alla nostra attenzione il diverso, mettendo ancora più in evidenza le difficoltà di gestionedel nuovo e, dunque, le nostre capacità di arricchimento.
Quando torni da un luogo nel quale hai avuto modo di saggiarne a lungo la cultura, sei reduce nel senso che una parte di te è accantonata...non è del tutto sopravvissuta.
Una parte di te in realtà è solo bruciata in un nuovo fuoco, è divenuta un ammasso di cenere che comunque darà vita a qualcosa di nuovo, maggiormente rifinito.
Viaggiare è un percorso di maturazione durante il quale, ai tuoi occhi, si palesano i tuoi limiti, i tuoi difetti, gli spigoli del tuo carattere e della tua personalità sui quali puoi lavorare.
Avrai difficoltà a riconoscere il tuo mondo di partenza, avrai difficoltà a muoverti al suo interno, ed i tuoi cari non potranno che fare qualche sforzo in più per comprendere i tuoi comportamenti e le tue parole.

Tornata dal Giappone mi inchinavo, mi scusavo ovunque e con chiunque anche per avergli sfiorato inavvertitamente la mano; speranzosa, andavo alla fermata del autobus pesando che arrivasse puntuale; pazientemente facevo la fila immaginandola ingenuamente come una linea retta, non come un coinvoglio disordinato a forma di imbuto; terminavo la frase con un NE rafforzativo ed invece di dire SI proferivo un criptico e silenzioso UHN.
Dopo un pò, le abitudini di superficie si smussano, ma il tuo processo di maturazione in qualcosa di nuovo è avvenuto, e rimarrà forte e vivo dentro il tuo nuovo IO.


lunedì 6 maggio 2013

NELLA MENTE DI UNA NEOPATENTATA





* ATTENZIONE: Stream of consciousness della sottoscritta nell'infelice momento della guida.
ENJOY*


Ok, sono seduta, la posizione del sedile va bene, il cambio è a folle, il freno a mano è tirato....ma cosa controllo a fare il freno a mano, se non era tirato già mi ritrovavo iò pè lu iiemet spalmata contro il brecciolino. Boh, cos'altro devo controllare non me lo ricordo....vabè, sto cazzo, proviamo un pò ad accendere questo aggeggio del demonio nella speranza che non salti per aria tipo macchine che scoppiano nei film americani.
....
Ok, s'è accesa....sono viva, sono integra, Aaaah, aspetta un pò. LA CINTURA DI SICUREZZA.
No aspetta cosa sto facendo, non ce la faccio a mettere la cintura di sicurezza e a partire in retro...cosa stavo facendo?? E VAFFANCULO MACCHINA DI MERDA, Mò MI TI SPEGNI PURE??
Vabè d'accapo,e vaffanculo di nuovo --> cintura ok, tentativo tipo roulette russa di sopravvivere all'accensione della macchina ok, metti in retrò il cambio ok...parto. Avrò acceso le luci...? Mah.
Vabè ma pure io sono cogliona, guarda dove cavolo mi sono infilata per parcheggiare, tipo la rua più stretta del Regno dei Borboni.
Emmò dove guardo? E poi si, dai, la macchina continua a camminare ed io manco so se arriva qualcuno dalla corsia opposta, ora muoio qui, stroncata perchè non so uscire in retromarcia.
...ma sono uscita? Cos'è questo rumore di sterpaglie?
...
Oh. Ok. Bene sono in un cespuglio di rovi.
E in tutto questo neanche una radio a colmare simpaticamente le mie lacune da autista.
Vabè canto io, FIUMI DI PAROLEEEEEEE, TI DARò IL MIO CUORE (????) SE VUOIII PRIMA O POOOOIIIIII (????)...E POI SARà COME MORIREEEE

No scusate! SCUSATE!!! Ma il vecchio che si lancia in mezzo alla strada?? No, vabè, lanciati eh! Passa pure tranquillo se vuoi! Imponiti anarchicamente sulla strada, vecchio di merda, maledetti 90enni, vi dovrebbero levare la patente a tutti.
AH E GUARDI PURE MALE? *strombazzo il clacson*
*(urlo dal finestrino abbassato) MA VAFFANCULO CRETINO! (lui impreca qualcosa in dialetto aramaico ed io gesticolo urlandogli) EH SCI SCI, PASS! E CH'è LU MIè LU BOSCK!*
E vai pure a 20 km orari??!!! No vabè, ok, ora mi prendo la targa per riconoscerti e poi ti compro la ferrari della Peg Perego.
...
ma io ho ancora benzina?....cos'è questa luce rossa?...e sto coso che lampeggia?Troppi stimoli, non ce la posso fare, facciamo finta che sia tutto normale. VA TUTTO BENE.
E comunque in tutto questo io a che marcia sto?...terza?...quarta?
IL CAMBIO, LA FRIZIONE ED IL PIACERE DELLA GUIDA, dice mia madre.
LU CAZZ, un cambio automatico no?
Fermati, FERMATI, NON ABBASSARE LO SGUARDO PER VEDERE A CHE MARCIA SEI, IDIOTA, GUARDA LA STRADA.
CHE AUTISTA DI MERDA CHE SONO.
TASTA IL CAMBIO, no????
Ok, sono in quarta...no, non può essere. (abbasso lo sguardo)
(lo rialzo) E QUESTO CON LA BICICLETTA DA DOVE MINCHIA ESCE FUORI.
Ma mi puoi sbucare così dal nulla, cosa cazzo sei?? Un poltergeist???
...
oh, ti levi?
MA TI LEVI???? Ehnnovabbè, ti fermi pure a parlà col maledetto pedone.
C'hai una cazzo di pista ciclabile, vai sulla pista ciclabile.
Ah no, sulla pista ciclabile non ci puoi andare perchè ci camminano le mamme con i passeggini e i sociopatici che non vogliono camminare sul marciapiede.
IO MUORO.



Ok, oh. La strada di casa. Strade di campagne.
....
ma ... OOOOOH MA COSA E'!!!
Ma tu sei normale, mi chiedo, badante che porti a passeggio la vecchia sulla carrozzella in mezzo alla strada?? E' la quinta volta che rischi di farmi infossare nella collina, lo facciamo uno strike la prossima volta?!
E queste mò?? Ma se volete fare walking fatelo sul bordo della strada, cosa cazzo è questo muro umano di donne in menopausa in delirio da prova costume?? No ma facciamola un'occupazion della strada!!
E c'avete 60 anni, fatevene una ragione, che prova costume volete fà?? Quella di carnevale?!Avoja a camminà!
Oddio ma basta! NO BASTA VI PREGO, LO SLALOM, mi volete morta.
E se non muoio per incidente muoio per crisi di nervi.
La badante con la carrozzina che si confondono per le sterpaglie, le vecchie di merda che fanno fast and furious per Vallesenzana, questi che fanno jogging e mi sbucano fuori dopo le curve, le buche sulla strada che a momenti manco la fossa delle Marianne, i gatti che aspettano che gli sto a due metri per lanciarmici allegramente sotto le ruote, i tassi, gli scoiattoli, le lontre, i licaoni, gli emu, i koala, i dromedari i lama, il dalai lama e tutte la altre bestie di Satana, DOVETE MORIRE TUTTI.

VABè BASTA, VI ODIO TUTTI.

--> L'odio si relativizza quando arrivo sotto casa e trovo il mio cane che scodonzola dal balcone perchè è felice di vedermi.

Gloria

venerdì 3 maggio 2013

L'ENTUSIASMO PER LE PICCOLE SENSAZIONI




"Quanto più ricco l'uomo si sente interiormente, 
quanto più polifonico è il suo soggetto, tanto più potente agisce su di lui la simmetria della natura; 
noi tutti riconosciamo con Goethe nella natura il grande mezzo di acquietamento dell'animo moderno, ascoltiamo il battere del pendolo del più grande orologio con nostalgia di tranquillità, 
di familiarità e di silenzio, come se di questa simmetria potessimo intriderci 
e, solo grazie ad essa, giungere al godimento di noi stessi"

Dopo una settimana di festeggiamenti di laurea, allori leopardati, porchette post discussione, dottore dottore nel buco del cul e sbronze liberatorie, sono tornata alla vita normale, seppur senza un ingombrantissimo peso in meno.
Il macigno psicologico che avvertivo prepotente sulle mie spalle e sulla mia psiche si è finalmente disintegrato.Provo dentro, ora una gioia di vivere che avvertivo lontanamente e solo latente giusto nei primissimi giorni dopo un esame....sensazione relativizzata dalla consapevolezza di altri esami, della tesi, della maledetta burocrazia universitaria.
Ma ora c'è davanti a me un vuoto. Quindi, di fronte a me c'è tutto.
E la prima cosa di cui ho voluto riempire la mia esistenza successiva alla fine degli studi universitari è stato il contatto con l'ambiente circostante.
In concomitanza con la fortuna di essermi laureata all'affacciarsi della primavera, le belle giornate rappresentano il mio spunto in più per uscire e concentrare la mia attenzione su piccoli dettagli che prima avevano per me il peso di un'abitudine poco evidente mentre, ora, rappresentano una somma di piccole sensazioni su cui avverto il bisogno spontaneo di focalizzarmi.
Adesso non ho un obiettivo precisamente definito, perchè l'unica cosa su cui voglio lavorare è la ricostruzione di un mio stato di liberazione mentale che rappresenti le fondamenta per l'avvio del mio futuro.
E, appunto, sto cercando di raggiungere meglio me stessa immergendomi nel mondo che mi circonda.

Le piccole cose, le piccole sensazioni si manifestano davanti a me e su di me sotto una nuova luce, data una mia ritrovata sensibilità che avevo nascosto in qualche anfratto nascosto del mio Io, sopraffatta dal peso dello studio.
La pioggerellina primaverile che si appoggia su di te mentre vai in bicicletta.
Pedalare sulla bicicletta, sentire qualcosa che si muove sotto di te, grazie alla tua forza e, contemporaneamente, avvertire la velocità grazie all'aria che ti sfiora il viso.
La riscoperta bellezza del leggere un libro in un piccolo parco giochi di quartiere, all'aria aperta, durante le ore meno movimentate della giornata, godendo della luce sulle pagine del libro e del calore del sole sulla pelle.
L'odore dell'erba tagliata e la carezza dell'erba sulla pelle, quando ti ci siedi sopra.
L'intimità fugace del momento in cui sei in acqua, ti immergi completamente e tutti i suoni si attoffano, quasi spariscono e, allora, sei solo tu, galleggiando tra i tuoi pensieri.
Lo spettacolo della quotidianità osservata comodamente da un bar, davanti ad un caffè, in un via vai di mamme con passeggini, uomini e donne in carriera, ragazzini che non sono andati a scuola, bambini che rincorrono i piccioni e che si stupiscono di ogni cosa.


...ecco, sono tornata bambina e mi sono data di nuovo la possibilità di stupirmi di ciò che mi circonda.

Gloria

martedì 23 aprile 2013

PENSIERI LIQUIDI





Dice tale Libero Bovio:

"L'acqua divide gli uomini; il vino li unisce"


Queste frasi da poeti maledetti alcolizzati mi urtano un bel pò, perchè mi sembrano proferite più per giustificare un'assuefazione che guidate da un reale senno; un pò un incontro fra uno stile Bukowskiano e frasi fatte del genere "In vino veritas".
Se veramente il vino dicesse la verità allora saremmo tutti delle isteriche amebe in preda ad un meltdown celebrale.
...ma in fondo questa affermazione di Bovio mi pare estremamente rappresentativa delle relazioni umane contemporanee.

Il vino unirebbe gli uomini, secondo Bovio.
Io direi, al contrario, che non c'è niente di più distante di due uomini che si uniscono intorno ad una boccia di vino.
Si beve, ci si ubriaca e si incontra gente, non persone. 
Si sbatte gli uni con gli altri, ma non ci si conosce. Non è un incontro, è un rimbalzare sugli altri.
Mi vengono in mente quelle situazioni in cui, cieca nei fiumi dell'alcol, una persona magicamente si circonda di soggetti vari ed attacca bottoni con tutti. 
Ma con chi sta parlando, quell'ubriaco? Con chi si starebbe unendo?
Con nessuno, in realtà; con il personaggio di un teatrino momentaneo che alla stregua di un attore, come direbbe Proietti, non è falso, ma è vero nella sua finzione, seppur la finzione non sia inscenata, ma vera solo nella mente di chi beve.
Il vino è un luogo dove tutti sono chiunque, e si va oltre il concetto di non-luogo: tutti sono anonimi, ma non c'è neanche il bisogno di documenti identificativi, perchè identificare chi si ha davanti non è rilevante.
Allora, possiamo parlare davvero di unione? E' qualcosa di fittizio, privo di interesse umano.
Eppure ne vedo tante di relazioni umane messe su come davanti ad un bancone di un bar, profonde come un bicchierino di amaro.

E l'acqua, invece, dividerebbe?
Trovo che, al contrario, l'acqua unisca quello che la terra ha diviso.
E' vero, l'acqua si trova in mezzo, tra continenti, tra sponde del fiume, ma l'uomo si è ingegnato per navigarla.
L'acqua è il passaggio, il ponte o la nave sono il mezzo espressione della volontà di unione umana.
C'è VOLONTà di incontro.
L'acqua non divide, bensì incuriosisce e chiede "Vuoi passare? Troverai un modo per farlo?". 
E' l'orizzonte delle anime curiose.
E nella società, fondamentalmente, noi umani siamo tutti singolarmente divisi da muri di acqua, increspati dalle onde, piatti, salmastri, cristallini, ma pochi hanno la voglia e soprattutto la pazienza di navigarli e di scoprire, per arrivare a ciò che c'è oltre.

Gloria

lunedì 22 aprile 2013

SE VI DISPREZZATE FATELO PER CAZZI VOSTRI.


Chi disprezza sè stesso, continua pur sempre ad apprezzarsi come disprezzatore.

E' inutile.
Per me dove c'è Nietzsche c'è casa.
O magari io ho fatto di Nietzsche la mia casa; visto che la bellezza è negli occhi di chi guarda...allora anche la filosofia è nell'interpretazione di chi la legge.

Il bello della filosofia è che trova espressione nella vita di ogni giorno... in teoria va metafisicamente alla ricerca di una verità ultima delle cose quando invece, secondo me, in realtà la sua rappresentazione massima è proprio nelle cose sensibili.
Leggi un libro di filosofia, magari proprio per "amore della sapienza" o semplicemente per ampliare la propria cultura e, conseguentemente, per rendere più ricettivo e flessibile il proprio intelletto, in un utilizzo più razionale dello stesso ma anche in una scoperta ed accettazione del fuoco che inevitabilmente è dentro di noi; leggi un libro di filosofia e ci scorgi te stesso, tra le sue righe. Leggi un libro di filosofia e non fai altro che inciampare in collegamenti con quello che ti succede nella vita quotidiana. 

Qualche giorno fa ponderavo su un paio di soggetti ridicoli che ho incontrato sulla mia strada.
Sono persone che mi fanno irritare, per la loro pochezza; mi faccio trasportare dalla rabbia quando ci entro involontariamente a contatto, ed inveisco, mi agito, mi infuoco, mi inviperisco.
Ma poi, sopra l'offuscamento delle nuvole c'è cielo limpido e terzo, ed il ragionamento logico e chiaro viene a galla semplice e spontaneo.
L'analisi è lineare, si ripete di volta in volta: la pochezza, appunto, e la malignità emergono dalle persone che disprezzano di base perchè partono già svantaggiati disprezzando sè stessi.
E' facile odiare il mondo non amando sè stessi.
Le persone che non fanno che guardare nel buio vengono inglobate dall'oscurità stessa e, santodio, c'è bisogno di consapevolezza di questa situazione.
Se tu, essere umano, sei così tanto attratto da buio da rimanerci in pianta stabile, volontariamente, allora ti piace, e non potrai che divenirvi cittadino.  
Ed è veramente un buio della ragione che, sì, genera mostri, ma è anche generato da mostri.

Non sto qui a dirvi che fate male, perchè tanto per voi la maniera in cui vi comportate è quella lecita.
Ma vi ricordo che la libertà d'azione personale trova il limite nel rispetto della sfera altrui.
Dopodichè, mi prendo io la libertà di definirvi INCIVILI.

Gloria 

domenica 31 marzo 2013

I FIDANZATI DI MERDA ED I PASSIVI IMPLICITI A CACARELLA





Vi sarà saltata agli occhi la pagina di Facebook dove si discute degli ex fidanzati di merda, dove si condividono racconti ed esperienze con soggetti privi di tatto e di dubbia umanità che per qualche strano motivo innescato dal destino sono irrazionalmente finiti nella vita di ognuno.
...non riesco a non pronunciarmi a riguardo.

La mia teoria è: ci sono tanti fidanzati di merda attivi quanto fidanzati a cacarella passivi.

Partiamo dal presupposto che anche io, come tutti, ho sofferto per qualche storiella andata a male.
Col senno di poi ho capito che forse, per me, era più una questione di orgoglio ferito che di reale dolore sentimentale, ma ciò non toglie che, effettivamente, le persone sono strane.
E' difficile trovare sensibilità in qualcuno, è complicato imbattersi in una sincera gentilezza che sia d'animo e non ipocritamente formale.
E' arduo trovare qualcuno che non sia capriccioso, che voglia condividere la sua anima, la sua vita insieme a te.
ERGO, è altrettanto facile imbattersi in qualche soggetto che con la leggiadria di un muflone epilettico fa e disfa comodamente della vita altrui, senza pensare troppo alle eventuali conseguenze.
Insomma, ne esistono tante, di persone denunciabili per danni morali e psicofisici.

PERò.

Parliamo qui dei Fidanzati di merda, teoricamente parte attiva dello sfacelo di una love story.
Nessuno, invece, sembra prendere troppo in considerazione la parte passiva del tutto.
Mi spiego meglio.
L'amore è difficile, lo ripeterò miliardi di volte.
Sono tante le condizioni necessarie per costruire delle basi solide e sono altrettanto numerosi gli sforzi da compiere perchè un amore continui e sappia maturare.
Non vorrei sembrare troppo semplicistica, ma in tanti casi un fidanzato risulta di merda perchè, fondamentalmente, è accompagnato da un'altra metà altrettanto di sterco, in un disequilibrio spesso causato da qualcuno che si ama troppo edonisticamente ed un altro che invece ama troppo l'altro e/o ama troppo giocare il ruolo della vittima sacrificale.

Non voglio che ciò appaia come una mia generalizzazione in quanto, ripeto, di maledetti esseri umani di merda ce ne stanno a camionate, in questo mondo un pò ugualmente di merda.
Puoi incontrare il tuo principe azzurro, per scoprire poi che aveva recitato bene la sua parte e che in realtà, alla fine, era solo un camionista vestito con la busta dell'immondizia di plastica azzurra; puoi pensare di aver trovato l'altra metà della mela, ma dopo un pò scopri che quella mela era un melograno; pensavi fosse amore, invece era un calesse.
Si può sempre incorrere in una fregatura, volenti o nolenti.
Però molta merda è più che riconoscibile, ordunque molti sembrano essere un pò mosche, amanti dell'olezzo  naturale di campagna, muschio selvatico e feci di bovino.

Asserisci che il tuo ragazzo, con cui stai insieme da 5 anni, ti chiama una volta ogni tre giorni, che preferisce stare con i suoi amici che con te, che sembra freddo e strano e non sai perchè, "visto che quando parliamo al telefono è così dolce e mi afferma sempre che mi ama"; poi magicamente scopri che ti mette le corna.
MAGICAMENTE.
Lui sarà pure stronzo, ma tu sei decisamente cogliona.
Condividi col mondo il racconto sul fatto che la tua ragazza non ti fa i soffocotti avanzandoti condizioni simil contrattuali del tipo "Te lo faccio solo se prendi 27, ma i 27 degli esami interi, non dei parziali"; poi vieni a scoprire che i soffocotti li fà, al suo vicino di casa.
Sei uno zerbino, d io mi stupisco del tuo stupore.
Il tuo lui non ti tromba più e, anzi, si passa metà paese; e allora tutti ti risponderanno "Che stronzo, che maledetto", ma forse loro non sanno che tu non ti radi, non ti fai i baffi, esci praticamente in pigiama, perchè "lui mi ama per come sono dentro". 
Però intanto un aiutino a letto con quello che ci sta fuori forse non sarebbe una brutta idea.

E, infine, la mia preferita.
Donne e uomini che si lamentano che la propria dolce metà non è poi così dolce, che trova ogni pretesto per litigare, non tiene alla coppia, preferisce qualsiasi altra cosa a te, non ha mai un momento libero, ti manca di rispetto, sempre e comunque.
Però ci rimani insieme e non fai che lamentarti della situazione alchè, alla domanda "Ma perchè ci stai ancora insieme?", la risposta è "PERCHè LO AMO E NON POSSO FARCI NIENTE".

Non posso farci niente MY ASS.
SEI PASSIVO.
Sei uno spettatore di un film di merda e non vuoi cambiare canale.
Siate persone migliori, siate i registi del vostro film, siate gli scrittori del vostro libro, cazzo.
Un pò di amore proprio, un pò di dignità.

...e se proprio vogliamo, essere dei passivi impliciti può succedere una volta o due.
Mangi la peperonata con contorno di fagioli con le cotiche alle 7 del mattino per colazione, ti senti male e rimetti anche l'agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; conseguentemente, non mangi più la peperonata con contorno di fagioli con le cotiche alle 7 del mattino per colazione.
LINEARE.
Se invece perseveri, allora sei un passivo implicito che si merita la cacarella.
Sei un passivo implicito a cacarella che si merita un fidanzato di solida merda.

Grazie e buon viaggio.

Gloria

giovedì 14 marzo 2013

SATURNO CONTRO MA ANCHE UN Pò PRO.

Ormai tutti gli scorpioni avranno capito che, nonostante le grandi aspettative sul nuovo anno, il 2013 è iniziato con un INVADENTISSIMO Saturno che proprio non ne vuole sapere di levarsi dalle palle.
S'è accomodato, s'è stabilito; detto tra noi, s'è accollato, comodo comodo con tutta la sua pesantezza, il suo egocentrismo ed il suo costante bisogno di attenzioni.
Saturno, tu sei una primadonna, e sei una primadonna anche un bel pò impegnativa.
Sei una primadonna in piena sindrome pre mestruale, a tratti anche un pò pre menopausa.

...ma noi scorpioni siamo forti, CAZZO.
Noi lo sappiamo che se è giusto il detto "Dopo lu piagn viè lu ride", allora vale pure il contrario.
Saturno, tu sei un simpatico umorista, questo l'è vero, ma io ti vedo un pò come Gandalf che va a rompere le palle allo hobbit invadendogli casa con una orda di nani barbarici, disturbandolo ma, contemporaneamente, dando il via all'avventura della sua vita.
E quindi Gandalfo Saturno Demmerda, sappi che in cinese l'ideogramma di crisi è composto da due segni: l'uno significa pericolo, ma si accompagna ad un secondo che indica le opportunità.
Così come in giapponese,dove l'una vuol dire sempre pericolo, ma il secondo macchina: detto tra noi, gestione del pericolo.

Quindi, Saturno, qui è tutto sotto controllo.
Lo so, sei un pò un incompreso, Saturnello bello stella di zia, ma se tu ti ponessi in una maniera meno invasiva risulteresti sicuramente una bella persona.
Sei un pò come la razza dei cani Carlini, con il loro setto nasale deviato ed il loro muso non proprio esteticamente accattivante; arrivi grugnando, un pò asmatico, bruttino, non desti simpatie e fai pure rumore.
Ma poi alla fine sei un tenerone tutto d'amare.

Saturno, padre di tutti gli dei dell'Olimpo, è quello che ne sa più di tutti.
Il più vecchio. E conseguentemente, anche il più rincoglionito, con accenni di alzheimer.
Il più bistrattato. Cacciato dall'Olimpo dai suoi stessi figli.
E quindi, anche un bel pò inacidito, arrivi senza invito offrendoci lezioni di vita su come sopravvivere in questo mondo di tentate divinità latenti alla ricerca delle luci della ribalta.
Saturno, tu mi stimoli così tanto ed io ti prendo così tanto in filosofia che mi sono anche rimessa a studiare il tedesco.
Sto risalendo, Saturno, e lo faccio come lo faresti tu: sfondando limiti a suon di invasioni ostrogote.

Gloria



lunedì 11 marzo 2013

DUE ANNI DOPO IL TERREMOTO.

 塵も積もれば山となる 

Chiri mo tsumoreba yama to naru

Anche la polvere può diventare una montagna.

Sono passati due anni dal terremoto e dallo tsunami che hanno colpito il Giappone e, come molti che mi conoscono già sanno, io ero lì.
Ma, fortunatamente, ero ad Osaka, ben più a sud rispetto all'epicentro del cataclisma.

L'11 marzo 2011 è una data che ha avuto modo di dare molti significati e sensi alla mia vita e alla mia visione del mondo.

Sulla delicatezza della vita umana; su quanto siamo deboli, su quanto ci impegnamo una vita ad accumulare cose, necessarie o meno, che poi la natura ci può portare via con una velocità ed una facilità devastanti.
Ma quando tutto ci viene portato via, ci ricordiamo di quanto siamo umani, di quanto siano importanti gli esseri umani che ci circondano, di quanto sia fondamentale nutrire la nostra anima, di quanto sia importante amare, di come la necessità prima debbano essere le relazioni umane.
Ed è molto triste arrivare a queste considerazioni di fondo, a questa essenza basilare, solo quando ci troviamo spogliati di tutto il resto.

Il paradosso dei paradossi.
Diamo un senso a tutto solo quando veniamo catapultati nel vuoto, dove il tutto manca.

Dopo gli eventi dell'11 marzo ho capito la forza del popolo giapponese, che al popolo italiano manca.
Ho capito che la sofferenza va vissuta interiormente, va tenuta dentro e gestita, per fare in modo che l'emozioni che essa scatena possano tramutarsi in qualcosa di costruttivo.
Ho capito che un senso di comune appartenenza e di sacrificio porta a qualcosa di buono; ho capito che sentirsi parte di una collettività, che essere integrato in un gruppo che dona un significato alla tua individualità può essere riduttivo per la libertà personale, ma la libertà può stare anche nello scegliere di rinunciare parzialmente alla propria libertà per un più alto bene comune, per il bene della collettività.

In fondo, alla fine, non possiamo ritenerci mai completamente liberi.
Siamo soggiogati dalla natura e dal destino.
Nel nostro piccolo, abbiamo modo di gestire gli eventi aprendoci alle possibilità.
Non vorrei cadere nell'ovvio, ma "STAY HUNGRY" è un concetto giusto ed esemplare: bisogna essere affamati, ricettivi, vogliosi, interessati, curiosi.
Bisogna aprirsi delle porte, e se non si hanno le chiavi ci stanno sempre i piedi di porco e le sprangate.
Insomma....possiamo aver controllo della nostra vita, ma nella consapevolezza che il destino ne ha ben più di noi.

Ad ogni modo, questo è il mio augurio per il popolo giapponese, è il mio omaggio ad una nazione che, nonostante fortemente discussa dalla sottoscritta sul settore sociale, non finisce mai di stupire per la sua forza d'animo, per il senso di sacrificio, per la dedizione, per il senso del dovere.

Dovremmo tutti essere un pò giapponesi, in fin dei conti.

Gloria

mercoledì 6 marzo 2013

50 SFUMATURE DI PORCO.





ATTENZIONE: STREAM OF CONSCIOUSNESS SUL MAIALE.
Questo è un post confuso di amore per il maiale, n forma viva o in forma di insaccato, il che crea in me un forte scontro titanico fra il mio animo sensibile ed il tritarifiuto che contengo al posto dello stomaco.

Quei pochi disgraziati che seguono il mio blog disagiato penseranno (molto ragionevolmente) che più va avanti il tempo più la mia salute mentale andrebbe sottoposta a lunghe sessioni di analisi medica, ma vi confido in tutta libertà e senza vergogna che oggi, nella vasca da bagno, ho rimuginato a lungo sul maiale. 
Probabilmente le mie lardelle un pò vichinghe mi hanno ispirato cotanta profondità intellettuale.
Il maiale. The pork, the pig. Die Schwein. El cerdo. Ed in francese lo so esclusivamente in forma prosciuttoide...le jambòn.
Quella povera bestia che nasce e vive solo ed esclusivamente per essere mangiata.
Le capre e le mucche per lo meno danno il latte, le galline le uova, il pollo è per la riproduzione e così via.
Il Maiale no, del Maiale non si butta niente, il Maiale è per godere del piacere del mangiare (notare la M maiuscola...immenso respect for the Pork).

In viaggio verso Istanbul m'è passato davanti un camion pieno di porcellini ammassati fra di loro e mi è venuto un patema d'animo condensato in un nodo alla gola al solo pensiero che tutte quelle bestie me le sarei potute ritrovare nel piatto.
Voglio dire...è anche carino, il maiale. Quanto è carino un porcellino? Se non lo si lasciasse razzolare nell'ollezzo anche un maiale adulto sarebbe carino, se non si mangiasse pure questo mondo e quell'altro.
Tra l'altro, è stato studiato che, geneticamente, il maiale è decisamente molto simile all'essere umano.
Ma all'uomo glie piacess avè 30 minuti d'orgasmo.
E comunque sarà per questo che i musulmani vietano di mangiare il maiale? Si sentono un pò come se mangiassero qualcosa di molto simile a loro?...o forse perchè nelle zone di secolare influenza musulmana la carne di maiale si mantiene più difficilmente? 
E nella Bibbia, che si fa razzismo sul maiale?
"il porco, perché ha l'unghia bipartita da una fessura, ma non rumina, lo considererete immondo. Non mangerete la loro carne e non toccherete i loro cadaveri; li considererete immondi."
Ma si può non mangiare il maiale perchè c'ha l'unghia bipartita da una fessura? Eh siete degli autolesionisti.
Ma una cosa più è proibita più è voluta, maledetti religiosi che fate marketing da secoli e secoli.
E poi perchè i musulmani vietano la lettura de La Fattori di Orwell se i maiali fanno la parte dei cattivi? E tanto per chiudere il cerchio, il libro dell'autore di 1984 si conclude con maiali indistinguibili rispetto all'essere umano.
C'hanno capito tutto gli antichi nordici, che associavano i suini alla fertilità e all'abbondanza. E GRAZIE, ribadisco, con un orgasmo di quella portata! I would say!


Una bestia bistrattata ed incompresa.
Ed indirettamente colpevole di una colpa: la sua carne è troppo buona.
Allora, io già amo tutti i tipi di carne, figurati la carne del dio-NO FERMI TUTTI, stavo involontariamente per bestemmiare.
Era per dire che il porco è la superstar top of the pop degli animali, in quanto a possibilità gastronomiche e sapore idilliaco.
Quante varietà di salsicce ci saranno in tutto il mondo? Ma vogliamo parlare dello stinco di maiale? E la salsiccia? Ed il prosciutto in tutte le sue infinite varianti? L'arista di maiale? l'hamburger? I wurstel cccermanici? Il maialino in agrodolce?
E cito nuovamente una sociologa economista locale: "PORCO RIPIENO DI PORCO CON CONTORNO DI PORCO." Wendy, mia cara, che il porco sia sempre con te!
IL MAIALE IN OGNI SALSA, IN FORMA, IN OGNI LUOGO E IN OGNI LAGO.
Ergo, il maiale è come il nero: sta bene su tutto (ma non snellisce, attenzione). 


Io forse dovrei uscire da questo circolo vizioso e semplicemente mangiare meno carne e meno Maiale, ma una vita senza prosciutto e salsiccia che vita è.
FLASHBACK
G. "Amore, un giorno, quando vivremo insieme, ti cucinero tanta pasta con la salsiccia!"
V. "...ma a me mica piace tanto la salsiccia..."
FINE FLASHBACK
Pensi di conoscere una persona...e invece crollano delle certezze così, un pò come crollano i governi in Italia.
Ho guardato il vuoto per tre minuti alla ricerca di un senso.
Sono affermazioni sconcertanti queste, avrei dovuto avere per lo meno una decina di minuti di preavviso a riguardo.
La salsiccia è espressione massima della potenza del maiale, non può non piacerti, DIAMINE.
Vabè, dovrò educarti alle mille sfaccettature della salsiccia, mio caro.

Quanto vorrei cantare a cuor leggero "Costatelleeee, non ne voglio piùùùù...".
Un giorno, giuro, mi ciberò solo di soia, erbette, verdure e frutta.

...ma poi la frutta e la verdura muoiono per cibarmi. 
NON NE USCIRò MAI.

ESSERE ONNIVORA IS THE WAY.

Gloria

lunedì 4 marzo 2013

LE CRONACHE DI MINCHIA - CARLO CONTI, SBIANCAMENTI DERMATOLOGICI E L'UOMO CHE PASSAVA LE DOMANDE.

Una concorrente (che si sente figa perchè si chiama ZAHHHIRA) del programma di Carlo Umpa Lumpa Conti ha appena risposto che per festeggiare i 10 anni della Costituzione Italiana sono stati stampati dei francobolli nel 2005.
E, di seguito, che Madonna è nata nel 1975.
...
DATEMI 5 MINUTI PER INGLOBARE QUESTA COSA.



[5 minuti dopo]

Sono in un tremendo periodo di stressanti stimoli esterni, sul versante dell'università e del lavoro, ed interni, dal candido lato delle mie ovaie suicide.
Un connubio di sbrocchi etici a lavoro per evitare di sembrare troppo sindacalista, di scazzo per correzioni alla tesi che mi viene riconsegnata spacciandola per corretta per poi scoprire che le uniche correzioni sono quelle che ho fatto da sola e di sindrome pre mestruale latente, una di quelle che ancora non si palesano ma che avverti in lontananza, nel tuo cervello, nel tuo basso ventre ma soprattutto in relazione ai tuoi già-ben-poco-stabili nervi.

Scusate se divago, ma che cazzo di concorrenti prendono all'eredità?
Un'aspirante modella che non sa quando è stata redatta la costituzione italiana, una Barbie Girl con le gengive alte come un un cipresso, un pokemon peloso con un nome da pokemon che fa facce da pokemon, un siciliano che vive ad Asti che fino ad ora è riuscito a proferire solo la parola PASSO ed un profondissimo BRIGITTE NIELSEN lanciato lì, così, come una zucchina in mezzo ad un lago alpense.
Carlo, ma li selezioni tu?
Posso gentilmente parlare con chi sceglie questi soggetti borderline?
Giusto la Barbie Girl sembra avere preso il monopolio delle risposte giuste alle domande, ma solo perchè ormai l'unico altro concorrente rimasto è l'ermetico uomo del Passo.

Carlo io voglio che tu sappia, comunque, che fino ad ora ho vinto 200.000 euro platonici al gioco delle parole.
Guarda, ti prego, fammi partecipare, il 2% li stanzio per pagarti una cura sbiancante.
Ma non lo sai quante rughe vengono se ci si brucia così la pelle? A 70 anni ti disintegri in una nuvola di polvere se qualcuno ti scorreggia addosso, Carlo.
OH CARLO.
Stupiscici.
Alza lo share.
Arriva una sera in studio pallido come il culetto di un bambino norvegese, poi vedi se non riesci a fare più ascolti di Sanremo.
...hai mai considerato dei salutari impacchi di varichina?

ATTENZIONE SIGNORI, LA RIMONTA DELL'UOMO PASSO!
Un uomo (uomo...) confuso, una triglia in forma umana che non ha maturato capacità comunicative, un uomo che ancora non ha capito dove si trova, un uomo che nel dubbio passa.
Barbie Girl non si relaziona con questa perdita causata dall'unica domanda che lei aveva sbagliato; esce impunemente dallo studio quasi in lacrime per aver sbagliato la domanda della Bibbia in Aramaico (cioè cazzo, non sai che la Bibbia è stata scritto in Aramaico?!) e sta già programmando di pistare l'uomo passo dopo la trasmissione a suon di capellate e bionditudine estrema.

...se l'Uomo Passo vince è la volta buona che espatrio.
Cioè, guardalo, doveva scegliere la parola al gioco della ghigliottina e quasi stava rispondendo PASSO.
E secondo me scrive PASSO anche sul foglio.
Le parole:

VERDE
SEMPLICE
RACCOLTA
ULTIMA
BIANCA

No, PASSO decisamente non ci sta bene, quindi la escludiamo.
...io dico CARTA. Ma così, un pò random.

Cioè, no vabè, l'uomo passo, l'unico uomo che inizia a scrivere una parola, poi la cancella con un tocco un pò Mirò e scrive PAROLA.
Che abbia pensato che sono tutte parole?...mi aspetto di tutto.
Colpo di scena: prima voleva scrivere CHANCE.
Vabè, la mia permanenza in Italia si prolunga. E comunque la risposta giusta era carta, la mia vincinta arriva a 235.000 euro. CHECK IT OUT, CARLO CONTI.


Gloria

martedì 26 febbraio 2013

LE CRONACHE DI MINCHIA - STREAM OF CONSCIOUSNESS.

So che per molti il titolo potrà sembrare promettente, ma in realtà compio questo passo tematico dubbioso solo ed esclusivamente (e spero di non deludervi) in loving memory del blog un pò bimbominchia, un pò Twilight e un pò cazzate for dummies che aggiornavo quotidianamente alle superiori, riempendolo di un imperituro ed incessante stream of consciousness di simil fattanza:

ODDIO CZIOè MI HA INTERROGATO QUELLA BALDRACCA ED IO NON AVEVO STUDIATO E MA STI CAZZI TANTO A ME L'ECONOMIA FA SCHIFO E COMUNQUE IN CLASSE CI STA QUELLA CHE MI STA SUL CAZZO E QUELL'ALTRO CHE NON SI SA CHE MOTIVO HA DI CAMPARE E QUINDI CHE PALLE OH MA PERCHè NON CAMBIANO SCUOLA E POI ABBIAMO STUDIATO KAFKA IN TEDESCO MA SI PUò INIZIARE IL SABATO MATTINA CON DUE ORE DI TEDESCO SULLA METAMORFOSI CHE SAREBBE LA STORIA DI UN PORACCIO INETTO CHE SI RISVEGLIA COME UN BACAROZZO STERCORARO AFFETTO DA VARICELLA????

Il tutto, ovviamente, privo di punteggiatura, in un ondata di parole prive di senso logico e di comprensibilità che Joyce e Montale insieme si rintanavano in un angolo buio per rispettare un'ossequiosa ora di vergognoso silenzio.
Però ero simpatica, dai.
Quello di cui non mi capacito è: com'è stato possibile che io abbia scritto così tanto ogni santissimo giorno per almeno due o tre anni.
La risposta: erano adolescenziali resoconti giornalieri su quanto fosse ingiusta ed inadeguata la vita per una teenager in pieno conflitto con i suoi ormoni (conseguentemente) e col mondo intero.
Ma, non contenta, a 25 anni, nel fior fiore del mio ciclo vitale, all'apice della mia maturazione di donna, ho deciso che, in fondo, un resoconto inutile al mese non sarebbe stata una cattiva idea.
Cronache di Minchia, appunto.
Senza armadi che ti catapultano in universi paralleli innevati dove gli animali parlano, senza mezzi capretti indemoniati, leoni che parlano come il Padrino e senza streghe bianche affette da una grave sindrome di menopausa latente.

Siamo, invece, io, voi, loro, tutti.

Solo che non so se ne sono ancora capace.
Cosa dire di questo ultimo periodo...
Cioè, capite, gli ormoni non mi colpiscono più così aggressivamente.
Non sono un'anima infelice in un limbo di acne, tettine, sudore e grasso del bulbo del capello.
Guardo il mondo da tutta un'altra prospettiva; non vedo il mondo da un oblò e non mi annoio un pò.
Vedo il mondo da una vetrata gotica di Notre Dame de Paris, tutta colorata, con inserti di varie forme e colori che, uniti fra loro, creano delle storie che possono piacermi da qualche lato e non piacermi su altri versanti.
Non è che la vita sia facile, ma nemmmmmmanco posso dire che il mondo ce l'ha con me. CCCZZZIOè.

Come sempre studio, lavoro, scrivo la tesi, mangio e amo (ma non prego).
Studio ormai malamente perchè, detto tra noi, mi si sono sframmicate le ovaie a fortza di teorie, linguistiche, commerci e marketingssss internazionali.
Lavoro allegramente, in un ristorante etnico appena aperto, un essere indivenire a cui sono facile di partecipare nella definizione della sua forma. Arrivo al locale, certe sere, trascinando stancamente il mio essere da un piede all'altro, ma basta un attimo per farmi sentire meglio. Il delirio del sabato sera equivale a gestire una classe di 70 bambini indemoniati da ogni parte del mondo, che fra loro non si capiscono; ma gestire questa situazione mi dà una sensazione di controllo che, come molti sapranno, mi inebria.
E sto imparando a cucinare, cosa non da sottovalutare.
Scrivo la tesi arrancando pesantemente, come un ippopotamo si strascica indolente nelle fanghiglie della savana.
Maledetta achea. E non intendo l'università, ma la sottoscritta quando decisa di iscriversi all'università. Non rieccheggiava ancora nella mia mente la voce mistica di Padre Maronno, dall'alto del suo E SE PPPOI TE NE PENTI??
Mangio. Tanto. Sempre. E anche comunque.
Amo. E vale lo stesso discorso del cibo.
Non amo l'amore.
Credo che, effettivamente, l'errore di molti sia l'essere innamorati delle sensazioni che l'amore sa offrirti.
Ma così è troppo facile. Così si può amare chiunque si idealizzi come degno del proprio amore.
Bisogna amare i delusi ed i disillusi, quelli che non sono più alla ricerca di qualcuno.
E' più bello l'amore di chi si aspettava di none ssere più capace di provare amore.
Perchè è una cosa strana l'amore, sa darti tutto e, dopo due minuti, lasciarti nulla tra le mani.
Amare è vivere perennemente in bilico, ma proprio per questo lo saprai gestire se avrai imparato ad essere un bravo equilibrista sul sottile filo della tua anima e della tua psiche.
E insomma, semplicisticamente parlando, amare l'amore vuol dire amare un pò troppe cose ed essere un pò banderuola dei venti soffiati dagli altrui peni e dalle proprie insicurezze.
Io amo l'essere umano, singolo, peculiare, irripetibile.
E non prego, perchè mi basta credere un pò in me stessa che non ad un amico immaginario.

E tanto per concludere in allegria, posto una canzone random (perchè, in realtà, una sola non riesco ad eleggerla) del mio gruppo definitivo del mese di febbraio.
Come mi caricano i Verdena negli ultimi giorni non ci riuscirebbe neppure un caffè triplo corretto alla Red Bull.



Gloria

lunedì 25 febbraio 2013

IL MIO URLO CELERE E SPASSIONATO.

Io sono una tra i cittadini italiani che non si sente rappresentata da nessuno.
Quindi, innanzitutto, colgo l'occasione per sottolineare che alla stregua di chi sente una vicinanza ed un interesse verso i programmi dei vari partiti, io sento invece di non ritrovarmici; dunque, non vedo perchè io debba per forza votare qualcuno e qualcosa in cui non mi rivedo.
Dire che sia una scelta di comodo vuol dire fare di tutta l'erba un fascio.
E anche se il voto è segreto, ve lo dico apertamente: sono andata al seggio ed ho annullato la mia scheda. Non l'ho data bianca bensì l'ho annullata, il che non si traduce in una partecipazione al premio di maggioranza.

Detto ciò, in mezzo a tutta questa marmaglia di scimmie urlatrici, attori di cabaret, cyborg venduti e facce da culo che vanno avanti a frasi fatte, ce n'è uno in particolare di cui, dopo 20 anni di prese per il culo, figure di merda internazionali e leggi ad personam, sicuramente una persona sana di mente non andrebbe a fidarsi.
Ce n'è uno in particolare che non solo non mi rappresenta, ma mi provoca conati di vomito.
Ce n'è uno in particolare a cui lancerei in faccia non una statuina ma l'intero Duomo di Milano.
Ce n'è uno in particolare che in altri paesi avrebbero rinchiuso in manicomio o in galera.

Ma non in Italia.
Che i dati siano veri o meno, che lo Psiconano vinca di nuovo o no, già il fatto che sia ancora in vita è un insulto alla dignità del cittadino italiano che, nonostante tutto, in molti casi non merita altro che il suo delirio di onnipotenza.
Che il VDM (Vecchio Di Merda) stia vincendo o stia in seconda posizione rispetto al PD, la cosa ugualmente mi disgusta, perchè vuol dire che l'italiano non si sente ancora abbastanza preso per il culo; perchè vuol dire che l'italiano merita di andare all'estero ed essere deriso al suon di "Ah, italiano, mafia e Berlusconi!".

Perchè io ho dato la scheda nulla, il che è sinonimo di astensione, sfiducia e blocco; io sono ferma all'incrocio per paura che qualcuno passi e mi metta sotto. Ma votare lui non vuol dire fermarsi, ma mettere la retromarcia a mille e generare un maxi tamponamento al contrario.

QUINDI SE LO VOTATE, POTETE ANCHE DARVI FUOCO E SPEGNERVI CON LA BENZINA.

Grazie mille.

Gloria

giovedì 14 febbraio 2013

WHAT I LOVE AND THE ONE I'M IN LOVE WITH.



Ogni giornod'amore in coppia andrebbe festeggiato come un San Valentino, ma il primo anniversario del mio blog avviene una volta nella vita, quindi, innanzitutto, mio caro blog, VOLEMOSE BBBBENE.
Stai venendo su abbastanza bene, nutrito a suon di ragionamenti introspettivi, resoconti di viaggi, deliri e scleri; sei anche abbastanza carino, il tipo ideale da presentare alla mamma.
Tanti auguri a te e buon San Valentino, rappresenti una delle cose che amo, ossia scrivere.

Ordunque, se è vero che San Valentino non è la festa dei fidanzati ma degli innamorati, allora auguro un buon 14 febbraio a ciò di cui sono innamorata e che non dimentico mai di adorare e celebrare.
Alla scrittura.
Alla musica.
Alle tisane davanti al camino.
Al bagno rilassante e alle creme per il viso e per il corpo.
Alle risate che scoppiano improvvisamente.
Agli sguardi di intesa.
Ai funghi champignon trifolati con aglio.
E anche alle lasagne.
E a tortellini alla boscaiola.
...Ok, al cibo.
...cibo io sono innamorata di te e spero che passerai un buon San Valentino, nella speranza che, comunque, questo amore sia unidirezionale.





E lo auguro anche al mio adorato Nietzsche, che non ne ha ricevuto abbastanza, di amore.
E alla mia famiglia, al mio cane.
E alle mie amiche, fidanzate e single che siano.
E al rumore della pioggia mentre sono sotto le coperte.
All'odore del caffè la mattina, del pane appena cotto e della cioccolata con la cannella.
E ai buoni libri.
Ai rutti d'affetto, più sinceri, naturali e de panza rispetto ad un poco spontaneo e molto circostanziale: "TIVVUBBìCCCCIOèSAREMOAMICHEPèERSSSèMPRE".
Al silenzio che regna sott'acqua quando ti lanci sotto le onde.

E ai viaggi, a tutti i posti che ho visitato e che visiterò.
E al rumore della notte d'estate.
Al riposo dopo la fatica.
Al momento in cui ti svegli la notte, guardi l'orologio, e vedi che mancano ancora 3 ore al momento in cui la sveglia suonerà.
Allo spazio fresco del letto quando fa caldo, come al termosifone di inverno.
E ai colori dell'autunno e della primavera.
E ai calori dei sorrisi, degli abbracci e dei baci.

Ma devo essere un pò di parte.
Sono innamorata dei sorrisi, degli abbracci e dei baci, ma amo più di qualsiasi cosa i suoi sorrisi, i suoi abbracci ed i suoi baci; amo lui, così imperfetto com'è.


"Dammi le tue imperfezioni; con loro mi completo"

Gloria