lunedì 5 agosto 2013

IL GIUSTO SECONDO NATURA


"NON E' POSSIBILE VIVERE FELICI SENZA VIVERE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA, NE' CONDURRE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA SENZA ESSERE FELICI"

Va da sè che molti si ritrovano invischiati in un tremendo circolo vizioso.

Ecco, ribadisco, non voglio essere ipocrita...nella vita si dicono una marea di bugie, bianche o meno che siano, si ricerca sempre il meglio per sè stessi e tutti siamo un pò egoisti, in fin dei conti.
A lungo andare, però, piccoli gesti fatti con senno, guidati da un pò di giustizia e senso del dovere, sono semi che poi fioriscono in un florido albero sotto il quale riposare sonni tranquilli.
La tanto famosa "coscienza a posto" è la chiave di una vita serena, lontana dall'inquietudine, dal nervosismo, dai nervi a fior di pelle latenti nel corpo e nella mente di chi si muove nell'ombra e nella foschia.

Ci scontriamo, allora, con la soggettività del concetto di GIUSTO.
Cosa è giusto? Cosa è sbagliato?
Non esiste un reale standard che possa definire questo teoric continuum ma Epicuro arriva razionalmente in nostro aiuto spiegandoci che "il giusto secondo natura corrisponde a ciò che si rivela utile per non danneggiare gli altri e non essere danneggiati".
Un equilibrio difficile da creare, ma non impossibile; non significa "fare del bene" ma, semplicemente, "non fare del male". Ma non facendo del male sei felice e, essendo felici, vivrai una vita serena e giusta che non danneggi gli altri.
Sii corretto, sii onesto, sii civile. E dunque sereno.

Ergo, se la furberia spicciola è fonte di una felicità momentanea ma passeggera, allora la correttezza è un investimento a lungo termine.
Lavoriamo tutti su noi stessi e rendiamo la nostra vita più felice, andando a vantaggio nostro e degli altri.

Gloria

martedì 30 luglio 2013

COSMOPOLITAMI STA CIPPA.


Da ragazzina, più o meno nel periodo delle medie e dei primi anni di superiori, avevo l'abitudine di acquistare settimanalmente la mitologica rivista CIOE' (...ma esisterà ancora?), innanzitutto per i regali in allegato quali anellini con la faccia delle spice girls, orrendi poster anni '90, finti tatuaggi tribali, girocolli a rete che tanto andavano in quel periodo e poi, in secondo luogo, per i suoi contenuti assurdi, in un fosco concentrato di quiz prevedibili come il peto chimico dopo i fagioli, di discutibili consigli su come conquistare il ragazzo più figo della scuola, su come rispettare il bonton della perfetta zoccoletta nel vestiario e nei comportamenti, sugli indispensabili oggetti portare sempre con te in borsa (un esempio indelebile nella mia mente: "porta sempre con te sigarette ed accendino, anche se non fumi, così se il figo della scuola vuole fumare tu hai la scusa per avvicinarti, attaccare bottone e sbattergliela in faccia, yyyyeeeeeehhhh!!) e, immancabili, le domande alla sessuologa per sapere come fare per una gravidanza isterica derivata da un vischioso bacio con la lingua dato al ragazzo che è l'amore della tua vita perchè state insieme da 4 giorni e sapere se fosse possibile sapere il sesso in base alla reazione chimica nata dal contatto fra il tuo herpes ed il suo apparecchio per i denti.

A distanza di anni, oggi, mi sono trovata davanti una copia di Cosmopolitan acquistata da mia sorella.
Pensavo di avere tra le mani un'interessante rivista la cui lettura avrebbe potuto riempire le due ore post-pranzo coadiuvandomi la digestione ed il mantenimento di un cervello attivo.
Ora...
Ho appena terminato l'infelice lettura.
La digestione è stata aiutata nel senso che la compagnia di Cosmopolitan ha aiutato l'espletazione delle mie funzioni intestinali.
Per il resto, forse mi sbaglio, forse avevo nella mente un'idea errata ma credevo che nell'immaginario collettivo Cosmopolitan fosse un giornale, diciamo, da donne, interessante, un equilibrato mix di cultura e leggera superficialità.
Ecco, invece, vorrei avanzare delle personalissime critiche generali.

Innanzitutto una ISTERIA DA SPASMODICO UTILIZZO DI TERMINI ANGLOSASSONI.
Non c'è una, e ripeto, UNA cazzo di pagina di pagina priva di una qualsivoglia inutile parola in inglese.
"BEAUTY AND ROLL, SWING O ROCK? ACCORTA IL TRUCCO AL SOUND!"
"HAPPY LIST, 9 COSE CHE TI FARANNO FELICI QUESTO MESE!"
"DRESS CODE, WELCOME TO THE JUNGLE"
"LA COSMO VALIGIA è SMART&LIGHT"

IIIIIIIEEEEEE VABENEH!!!




L'italiano è tanto una bella lingua musicale, equilibrata, piena di possibilità di espressione, al contrario dell'inglese che è sicuramente una fantastica lingua internazionale utilissima per il commercio, le relazioni politiche fra stati, il contatto fra culture MA sicuramente non tanto poetica quanto l'italiano.
Che bisogno c'è di usare l'inglese come inutile orpello baroccheggiante laddove l'italiano funzioni benissimo al suo posto?
"STRIKE A POSE"....MA PERCHè? Perchè non scrivere "Mettiti in posa!"
...fa più gggiòvane? L'inglese è più al passo coi tempi? O non ce la fate ad usare l'italiano in una maniera corretta? Non vi vengono i termini? Ci sono tante belle edizioni del vocabolario dei sinonimi e dei contrari!

...ma che ne voglio sapere io. Forse l'inglese è more fashionable, sorry, magari sono io che sono troppo out.

E probabilmente sarò troppo out anche per comprendere pienamente perchè dovrei seguire i consigli su "COME DIVENTARE UNA DEA DEL SESSO" di 4 sgallettate tra cui una regista di film porno insieme ad un'attrice porno (quindi esponenti di un mondo fittizio dove il sesso segue la logica del "dottore, mi scusi, ho un certo bruciore intimo, facciamo sesso per farlo passare" e dove la donna inizia ad urlare come un gorilla appena le si sfiora la coscia, nota zona erogena), una sex blogger che si definisce molto umilmente "una sex educator che vuole salvare il mondo dal cattivo sesso" e una giornalista che consiglia, durante una fellatio, di dire al proprio uomo cosa si pensa e cosa si prova, per creare più condivisione.
Un pò come quando il dentista ti fa le domande mentre lui ha le sue mani infilate nella tua bocca.
Bella pè voi.
Ma cosa posso pretendere da un articolo presente nella rubrica del sesso che presenta, a seguito, un quiz per vedere quanta "Bad girl attitude c'è nel sesso che fai" e a seguito, anche qui, le domande all'esperta per saper "se il pene XL del mio ragazzo allargherà la mia vagina in modo permanente".

Da buona rivista intellettualmente stimolante Cosmopolitan non poteva mancare nel consigliarci varie tipologie di approccio da selezionare in base al tipo di costume indossato dal ragazzo che abbiamo adocchiato in spiaggia.
Ebbene, donne, sappiate che se vi piace l'uomo con la mutandina striminzita ed il pacco bene in mostra allora dovrete ascoltarlo intensamente e credere ciecamente a tutti i suoi racconti sulla vita spericolata, mentre se siete più attratte dal tipo Superfantasioso con il costume hawaiano, il trucco per farlo vostro è (udite udite) lanciargli una secchiata d'acqua addosso così, senza un perchè, in quanto lui poi adorerà correrti dietro.
....per riempirvi di saccagnate, probabilmente.
Ma il mio preferito è il soggetto definito Romantico perchè porta boxer fascianti anni '60 (poi vorrò scoprire il misterioso parallelismo tra romanticismo e box fasciante): in questo caso Cosmopolitan, in verità in verità vi dice, che quest'ultimo è un tipo che spiazza e, dunque, non è facile capire se bisognerà parlarci di filosofia o di calcio; conseguentemente, amiche, puntate su un bikini sexy in stile Brigitte Bardot, alchè i pianeti si allineranno e le connessioni cosmiche fra di voi si creeranno automaticamente perchè, si sa, il costume anni '60 rende tutti un pò romantici.
Insomma, per noi comuni mortali, nel dubbio mostragli la mercanzia.
BOH.

Ora sono seriamente curiosa di sapere cosa devo fare per conquistare questa tipologia di uomo con elegante e sobrio costumino monocolour e monokini, grazie.



Da una parte l'amore assoluto per il mondo delle BadGirl (perchè dire cattive ragazze non è abbastanza In), tra le quali M.I.A. che ci dice che per essere tali bisogna essere assertive, belle e strafottenti (nuove filosofie che confutano, dunque, in base a scientifiche e logiche motivazioni il poco fashionable concetto greco del bello e buono), dall'altra un fantastico elogio del BEACH CODE da rispettare per non essere troppo CAFONAL (...molto coerente con l'amore per le bad girls, famose per la loro indiscutibile raffinatezza), con consigli (o, meglio, scusatemi, TIPS) quali prendere il sole solo a gambe parallele, non spremersi i buchi neri in spiaggia, truccarsi solo water proof (anche perchè andare al mare truccate è proprio un consiglio salutare ed esteticamente valido!), non si può usare il tablet in spiaggia e quando ti siedi su una sedia rimettiti i pantaloncini perchè "le natiche grigliate dalla seduta delle sedie sono come rucola fra i denti".
(...vorrei porre l'accento anche sull'equilibrio della frase di cui sopra, che ho direttamente ripreso dalla rivista...)

Insomma.
I' pènz che boh.
Contenuti, linguaggi e rubriche che sembrerebbero risultanti dall'incontro poco fortuito tra l'eleganza tipica della sagra della patata di Palmiano e la sobrietà intellettuale di Barbara D'Urso.

FERMI TUTTI.
Pagina 82: LO FACCIAMO AL TELEFONO: LE COSMODRITTE PER GODERE A DISTANZA STEP BY STEP.
Gli sms funzionano da preliminari, scrivigli di levarsi i pantaloni, mandagli le tue foto mezza nuda, telefonagli e parlando con tono naturale facendogli i complimenti sul suo fisico, usa il vibratore.
Ma proprio "L'amore ai tempi del Cosmopolitan".

Rimpiango Cioè, almeno era coerente nella sua bimbominchiaggine.

Gloria

martedì 14 maggio 2013

IL VIAGGIATORE E' REDUCE





Scrive Alfredh Schutz in uno dei suoi saggi di psicologia sociale:

Da principio non è soltato la patria a mostrare al reduce un volto insolito.Il reduce appare altrettanto estraneo a coloro che lo attendono, e la nebbia intorno a lui lo farà irriconoscibile.
In parole povere, Schutz analizza la condizione di coloro che si sono trovati lontani da casa per un periodo più o meno lungo di tempo, prendendo particolarmente in considerazione il caso dei militari che tornano in patria dopo la guerra e relazionando la loro situazione a qualsiasi altra esperienza di lontananza e di ritorno come, ad esempio, quella dei viaggiatori.
In ogni caso, Schutz definisce questo gruppo di soggetti REDUCI.
Reduci...reduci perchè sopravvissuti alla lontananza?
Reduci di guerra, sicuramente...ma cosa dire di chi si allontana da casa per amore del nuovo e del diverso?
Torni a casa reduce della distanza e della tua curiosità?
Sappiamo che le parole sono flessibili, contenitori vuoti che possiamo riempire di innumerevoli significati.
Allora va bene, parliamo di reduci anche nel caso del mondo dei viaggiatori.
Chi ama partire, chi è disposto a stare a lungo lontano dalle proprie radici e dai propri affetti, chi ha la volontà di fare le valigie e stazionare in una nuova realtà potrà capire ciò che dico.
Chi mi conosce sa che ho vissuto 7 mesi in Giappone, lontana dal mondo che conoscevo non solo in termini di relazioni umane, ma anche considerando il metro socio-culturale che l'Italia, la mia regione e la mia città mi hanno instillato dentro, espresso dal mio modo di comportarmi, di mangiare, di vivere la quotidianità, di relazionarmi agli altri; ma dopo un pò di tempo in un'altra cultura, in un altro paese, superato lo shock culturale, ti renderai conto di essere come del ferro in fusione, bollente, scaldato e malleato dagli eventi, dalle nuove abitudini, dai famosi usi e costumi, dalla cultura del luogo in cui ti sei posizionato.
Sono partita che ero una pesante spada medievale italiana, sono tornata che ero una katana...ripartita troppo presto dal Paese del Sol Levante, ancora in definizione, non minuziosamente curata, levigata e decorata come una vera spada giapponese, ma pur sempre un bozzo di katana.
Sono tornata reduce della cultura giapponese.
In fondo ogni esperienza della nostra vita di rende nuovi, nulla è qualcosa in sè, di definito ed assoluto; il viaggio, comunque, porta maggiormente alla nostra attenzione il diverso, mettendo ancora più in evidenza le difficoltà di gestionedel nuovo e, dunque, le nostre capacità di arricchimento.
Quando torni da un luogo nel quale hai avuto modo di saggiarne a lungo la cultura, sei reduce nel senso che una parte di te è accantonata...non è del tutto sopravvissuta.
Una parte di te in realtà è solo bruciata in un nuovo fuoco, è divenuta un ammasso di cenere che comunque darà vita a qualcosa di nuovo, maggiormente rifinito.
Viaggiare è un percorso di maturazione durante il quale, ai tuoi occhi, si palesano i tuoi limiti, i tuoi difetti, gli spigoli del tuo carattere e della tua personalità sui quali puoi lavorare.
Avrai difficoltà a riconoscere il tuo mondo di partenza, avrai difficoltà a muoverti al suo interno, ed i tuoi cari non potranno che fare qualche sforzo in più per comprendere i tuoi comportamenti e le tue parole.

Tornata dal Giappone mi inchinavo, mi scusavo ovunque e con chiunque anche per avergli sfiorato inavvertitamente la mano; speranzosa, andavo alla fermata del autobus pesando che arrivasse puntuale; pazientemente facevo la fila immaginandola ingenuamente come una linea retta, non come un coinvoglio disordinato a forma di imbuto; terminavo la frase con un NE rafforzativo ed invece di dire SI proferivo un criptico e silenzioso UHN.
Dopo un pò, le abitudini di superficie si smussano, ma il tuo processo di maturazione in qualcosa di nuovo è avvenuto, e rimarrà forte e vivo dentro il tuo nuovo IO.


lunedì 6 maggio 2013

NELLA MENTE DI UNA NEOPATENTATA





* ATTENZIONE: Stream of consciousness della sottoscritta nell'infelice momento della guida.
ENJOY*


Ok, sono seduta, la posizione del sedile va bene, il cambio è a folle, il freno a mano è tirato....ma cosa controllo a fare il freno a mano, se non era tirato già mi ritrovavo iò pè lu iiemet spalmata contro il brecciolino. Boh, cos'altro devo controllare non me lo ricordo....vabè, sto cazzo, proviamo un pò ad accendere questo aggeggio del demonio nella speranza che non salti per aria tipo macchine che scoppiano nei film americani.
....
Ok, s'è accesa....sono viva, sono integra, Aaaah, aspetta un pò. LA CINTURA DI SICUREZZA.
No aspetta cosa sto facendo, non ce la faccio a mettere la cintura di sicurezza e a partire in retro...cosa stavo facendo?? E VAFFANCULO MACCHINA DI MERDA, Mò MI TI SPEGNI PURE??
Vabè d'accapo,e vaffanculo di nuovo --> cintura ok, tentativo tipo roulette russa di sopravvivere all'accensione della macchina ok, metti in retrò il cambio ok...parto. Avrò acceso le luci...? Mah.
Vabè ma pure io sono cogliona, guarda dove cavolo mi sono infilata per parcheggiare, tipo la rua più stretta del Regno dei Borboni.
Emmò dove guardo? E poi si, dai, la macchina continua a camminare ed io manco so se arriva qualcuno dalla corsia opposta, ora muoio qui, stroncata perchè non so uscire in retromarcia.
...ma sono uscita? Cos'è questo rumore di sterpaglie?
...
Oh. Ok. Bene sono in un cespuglio di rovi.
E in tutto questo neanche una radio a colmare simpaticamente le mie lacune da autista.
Vabè canto io, FIUMI DI PAROLEEEEEEE, TI DARò IL MIO CUORE (????) SE VUOIII PRIMA O POOOOIIIIII (????)...E POI SARà COME MORIREEEE

No scusate! SCUSATE!!! Ma il vecchio che si lancia in mezzo alla strada?? No, vabè, lanciati eh! Passa pure tranquillo se vuoi! Imponiti anarchicamente sulla strada, vecchio di merda, maledetti 90enni, vi dovrebbero levare la patente a tutti.
AH E GUARDI PURE MALE? *strombazzo il clacson*
*(urlo dal finestrino abbassato) MA VAFFANCULO CRETINO! (lui impreca qualcosa in dialetto aramaico ed io gesticolo urlandogli) EH SCI SCI, PASS! E CH'è LU MIè LU BOSCK!*
E vai pure a 20 km orari??!!! No vabè, ok, ora mi prendo la targa per riconoscerti e poi ti compro la ferrari della Peg Perego.
...
ma io ho ancora benzina?....cos'è questa luce rossa?...e sto coso che lampeggia?Troppi stimoli, non ce la posso fare, facciamo finta che sia tutto normale. VA TUTTO BENE.
E comunque in tutto questo io a che marcia sto?...terza?...quarta?
IL CAMBIO, LA FRIZIONE ED IL PIACERE DELLA GUIDA, dice mia madre.
LU CAZZ, un cambio automatico no?
Fermati, FERMATI, NON ABBASSARE LO SGUARDO PER VEDERE A CHE MARCIA SEI, IDIOTA, GUARDA LA STRADA.
CHE AUTISTA DI MERDA CHE SONO.
TASTA IL CAMBIO, no????
Ok, sono in quarta...no, non può essere. (abbasso lo sguardo)
(lo rialzo) E QUESTO CON LA BICICLETTA DA DOVE MINCHIA ESCE FUORI.
Ma mi puoi sbucare così dal nulla, cosa cazzo sei?? Un poltergeist???
...
oh, ti levi?
MA TI LEVI???? Ehnnovabbè, ti fermi pure a parlà col maledetto pedone.
C'hai una cazzo di pista ciclabile, vai sulla pista ciclabile.
Ah no, sulla pista ciclabile non ci puoi andare perchè ci camminano le mamme con i passeggini e i sociopatici che non vogliono camminare sul marciapiede.
IO MUORO.



Ok, oh. La strada di casa. Strade di campagne.
....
ma ... OOOOOH MA COSA E'!!!
Ma tu sei normale, mi chiedo, badante che porti a passeggio la vecchia sulla carrozzella in mezzo alla strada?? E' la quinta volta che rischi di farmi infossare nella collina, lo facciamo uno strike la prossima volta?!
E queste mò?? Ma se volete fare walking fatelo sul bordo della strada, cosa cazzo è questo muro umano di donne in menopausa in delirio da prova costume?? No ma facciamola un'occupazion della strada!!
E c'avete 60 anni, fatevene una ragione, che prova costume volete fà?? Quella di carnevale?!Avoja a camminà!
Oddio ma basta! NO BASTA VI PREGO, LO SLALOM, mi volete morta.
E se non muoio per incidente muoio per crisi di nervi.
La badante con la carrozzina che si confondono per le sterpaglie, le vecchie di merda che fanno fast and furious per Vallesenzana, questi che fanno jogging e mi sbucano fuori dopo le curve, le buche sulla strada che a momenti manco la fossa delle Marianne, i gatti che aspettano che gli sto a due metri per lanciarmici allegramente sotto le ruote, i tassi, gli scoiattoli, le lontre, i licaoni, gli emu, i koala, i dromedari i lama, il dalai lama e tutte la altre bestie di Satana, DOVETE MORIRE TUTTI.

VABè BASTA, VI ODIO TUTTI.

--> L'odio si relativizza quando arrivo sotto casa e trovo il mio cane che scodonzola dal balcone perchè è felice di vedermi.

Gloria

venerdì 3 maggio 2013

L'ENTUSIASMO PER LE PICCOLE SENSAZIONI




"Quanto più ricco l'uomo si sente interiormente, 
quanto più polifonico è il suo soggetto, tanto più potente agisce su di lui la simmetria della natura; 
noi tutti riconosciamo con Goethe nella natura il grande mezzo di acquietamento dell'animo moderno, ascoltiamo il battere del pendolo del più grande orologio con nostalgia di tranquillità, 
di familiarità e di silenzio, come se di questa simmetria potessimo intriderci 
e, solo grazie ad essa, giungere al godimento di noi stessi"

Dopo una settimana di festeggiamenti di laurea, allori leopardati, porchette post discussione, dottore dottore nel buco del cul e sbronze liberatorie, sono tornata alla vita normale, seppur senza un ingombrantissimo peso in meno.
Il macigno psicologico che avvertivo prepotente sulle mie spalle e sulla mia psiche si è finalmente disintegrato.Provo dentro, ora una gioia di vivere che avvertivo lontanamente e solo latente giusto nei primissimi giorni dopo un esame....sensazione relativizzata dalla consapevolezza di altri esami, della tesi, della maledetta burocrazia universitaria.
Ma ora c'è davanti a me un vuoto. Quindi, di fronte a me c'è tutto.
E la prima cosa di cui ho voluto riempire la mia esistenza successiva alla fine degli studi universitari è stato il contatto con l'ambiente circostante.
In concomitanza con la fortuna di essermi laureata all'affacciarsi della primavera, le belle giornate rappresentano il mio spunto in più per uscire e concentrare la mia attenzione su piccoli dettagli che prima avevano per me il peso di un'abitudine poco evidente mentre, ora, rappresentano una somma di piccole sensazioni su cui avverto il bisogno spontaneo di focalizzarmi.
Adesso non ho un obiettivo precisamente definito, perchè l'unica cosa su cui voglio lavorare è la ricostruzione di un mio stato di liberazione mentale che rappresenti le fondamenta per l'avvio del mio futuro.
E, appunto, sto cercando di raggiungere meglio me stessa immergendomi nel mondo che mi circonda.

Le piccole cose, le piccole sensazioni si manifestano davanti a me e su di me sotto una nuova luce, data una mia ritrovata sensibilità che avevo nascosto in qualche anfratto nascosto del mio Io, sopraffatta dal peso dello studio.
La pioggerellina primaverile che si appoggia su di te mentre vai in bicicletta.
Pedalare sulla bicicletta, sentire qualcosa che si muove sotto di te, grazie alla tua forza e, contemporaneamente, avvertire la velocità grazie all'aria che ti sfiora il viso.
La riscoperta bellezza del leggere un libro in un piccolo parco giochi di quartiere, all'aria aperta, durante le ore meno movimentate della giornata, godendo della luce sulle pagine del libro e del calore del sole sulla pelle.
L'odore dell'erba tagliata e la carezza dell'erba sulla pelle, quando ti ci siedi sopra.
L'intimità fugace del momento in cui sei in acqua, ti immergi completamente e tutti i suoni si attoffano, quasi spariscono e, allora, sei solo tu, galleggiando tra i tuoi pensieri.
Lo spettacolo della quotidianità osservata comodamente da un bar, davanti ad un caffè, in un via vai di mamme con passeggini, uomini e donne in carriera, ragazzini che non sono andati a scuola, bambini che rincorrono i piccioni e che si stupiscono di ogni cosa.


...ecco, sono tornata bambina e mi sono data di nuovo la possibilità di stupirmi di ciò che mi circonda.

Gloria

martedì 23 aprile 2013

PENSIERI LIQUIDI





Dice tale Libero Bovio:

"L'acqua divide gli uomini; il vino li unisce"


Queste frasi da poeti maledetti alcolizzati mi urtano un bel pò, perchè mi sembrano proferite più per giustificare un'assuefazione che guidate da un reale senno; un pò un incontro fra uno stile Bukowskiano e frasi fatte del genere "In vino veritas".
Se veramente il vino dicesse la verità allora saremmo tutti delle isteriche amebe in preda ad un meltdown celebrale.
...ma in fondo questa affermazione di Bovio mi pare estremamente rappresentativa delle relazioni umane contemporanee.

Il vino unirebbe gli uomini, secondo Bovio.
Io direi, al contrario, che non c'è niente di più distante di due uomini che si uniscono intorno ad una boccia di vino.
Si beve, ci si ubriaca e si incontra gente, non persone. 
Si sbatte gli uni con gli altri, ma non ci si conosce. Non è un incontro, è un rimbalzare sugli altri.
Mi vengono in mente quelle situazioni in cui, cieca nei fiumi dell'alcol, una persona magicamente si circonda di soggetti vari ed attacca bottoni con tutti. 
Ma con chi sta parlando, quell'ubriaco? Con chi si starebbe unendo?
Con nessuno, in realtà; con il personaggio di un teatrino momentaneo che alla stregua di un attore, come direbbe Proietti, non è falso, ma è vero nella sua finzione, seppur la finzione non sia inscenata, ma vera solo nella mente di chi beve.
Il vino è un luogo dove tutti sono chiunque, e si va oltre il concetto di non-luogo: tutti sono anonimi, ma non c'è neanche il bisogno di documenti identificativi, perchè identificare chi si ha davanti non è rilevante.
Allora, possiamo parlare davvero di unione? E' qualcosa di fittizio, privo di interesse umano.
Eppure ne vedo tante di relazioni umane messe su come davanti ad un bancone di un bar, profonde come un bicchierino di amaro.

E l'acqua, invece, dividerebbe?
Trovo che, al contrario, l'acqua unisca quello che la terra ha diviso.
E' vero, l'acqua si trova in mezzo, tra continenti, tra sponde del fiume, ma l'uomo si è ingegnato per navigarla.
L'acqua è il passaggio, il ponte o la nave sono il mezzo espressione della volontà di unione umana.
C'è VOLONTà di incontro.
L'acqua non divide, bensì incuriosisce e chiede "Vuoi passare? Troverai un modo per farlo?". 
E' l'orizzonte delle anime curiose.
E nella società, fondamentalmente, noi umani siamo tutti singolarmente divisi da muri di acqua, increspati dalle onde, piatti, salmastri, cristallini, ma pochi hanno la voglia e soprattutto la pazienza di navigarli e di scoprire, per arrivare a ciò che c'è oltre.

Gloria

lunedì 22 aprile 2013

SE VI DISPREZZATE FATELO PER CAZZI VOSTRI.


Chi disprezza sè stesso, continua pur sempre ad apprezzarsi come disprezzatore.

E' inutile.
Per me dove c'è Nietzsche c'è casa.
O magari io ho fatto di Nietzsche la mia casa; visto che la bellezza è negli occhi di chi guarda...allora anche la filosofia è nell'interpretazione di chi la legge.

Il bello della filosofia è che trova espressione nella vita di ogni giorno... in teoria va metafisicamente alla ricerca di una verità ultima delle cose quando invece, secondo me, in realtà la sua rappresentazione massima è proprio nelle cose sensibili.
Leggi un libro di filosofia, magari proprio per "amore della sapienza" o semplicemente per ampliare la propria cultura e, conseguentemente, per rendere più ricettivo e flessibile il proprio intelletto, in un utilizzo più razionale dello stesso ma anche in una scoperta ed accettazione del fuoco che inevitabilmente è dentro di noi; leggi un libro di filosofia e ci scorgi te stesso, tra le sue righe. Leggi un libro di filosofia e non fai altro che inciampare in collegamenti con quello che ti succede nella vita quotidiana. 

Qualche giorno fa ponderavo su un paio di soggetti ridicoli che ho incontrato sulla mia strada.
Sono persone che mi fanno irritare, per la loro pochezza; mi faccio trasportare dalla rabbia quando ci entro involontariamente a contatto, ed inveisco, mi agito, mi infuoco, mi inviperisco.
Ma poi, sopra l'offuscamento delle nuvole c'è cielo limpido e terzo, ed il ragionamento logico e chiaro viene a galla semplice e spontaneo.
L'analisi è lineare, si ripete di volta in volta: la pochezza, appunto, e la malignità emergono dalle persone che disprezzano di base perchè partono già svantaggiati disprezzando sè stessi.
E' facile odiare il mondo non amando sè stessi.
Le persone che non fanno che guardare nel buio vengono inglobate dall'oscurità stessa e, santodio, c'è bisogno di consapevolezza di questa situazione.
Se tu, essere umano, sei così tanto attratto da buio da rimanerci in pianta stabile, volontariamente, allora ti piace, e non potrai che divenirvi cittadino.  
Ed è veramente un buio della ragione che, sì, genera mostri, ma è anche generato da mostri.

Non sto qui a dirvi che fate male, perchè tanto per voi la maniera in cui vi comportate è quella lecita.
Ma vi ricordo che la libertà d'azione personale trova il limite nel rispetto della sfera altrui.
Dopodichè, mi prendo io la libertà di definirvi INCIVILI.

Gloria