lunedì 25 giugno 2012

PERCHè IL PERCHè.






Ebbene si, mi ci sono voluti due mesi e mezzo circa per trovare l'ispirazione adatta che mi spingesse a scrivere nuovamente nel mio piccolo angolo di villaggio globale.
O, magari, più che di mancanza di ispirazione, io direi che sarebbe più reale parlare di effettiva mancanza di tempo....Lavoro Studio e Tesi insieme sono un allegro ed affiatatissimo trio in cui incappare è qualcosa che non augurerei manco al mio peggior nemico.
Il tutto contornato da una spruzzatina di teste di cazzo qua e là che nella vita di ognuno non mancano mai...ma in fondo come potremmo mai apprezzare ulteriormente noi stessi se non ci fossero loro!
Amabili coglioni, voi siete nutrimento per l'anima e soddisfate pienamente la golosità del nostro ego! Continuate così! :)

A parte questo breve preludio a mò di sfogo, ciò su cui ponderavo in queste soffocanti giornate di metà giugno sulle quali Scipione regna incontrastato è la domanda PERCHè. (...e a questo punto direi...il delirio probabilmente sarà dovuto proprio da questo caldo che va oltre il tropicale, se possibile).
Lo so che probabilmente penserete che io non abbia niente da fare, ma tra un'attività e l'altra il mio cervello rinasce dalle ceneri e partorisce una serie di pensieri che si muovono in bilico tra la filosofia ed il no sense, contando che i due concetti dal mio punto di vista non sono poi così lontani.
Ebbene...PERCHè.
Nessuno si è mai soffermato a ragionare su quanto sia bipolare la domanda PERCHè?
Il PERCHè flagella e costruisce.
Il PERCHè può essere la domanda più fertile e, contemporaneamente, la domanda più distruttiva di questo mondo.
Strumento di progresso esterno a servizio dell'uomo ma mezzo di erosione interna all'uomo stesso.

Senza il PERCHè non saremmo arrivati a ciò che siamo oggi. (Ed alcuni estremisti risponderanno...forse sarebbe stato meglio così).
Perchè la mela cade dall'albero? Perchè l'uomo ha due polmoni, un cuore, 5 dita?
Perchè è per forza il Sole a girare intorno alla Terra? Non può avvenire il contrario?
Perchè il mondo è piatto? Non può essere un globo?
Perchè per queste malattie non c'è ancora una medicina?
Il PERCHè mette in dubbio ciò che c'era prima ed apre un portone verso ciò che sarà nuovo e potrebbe essere nuovo nella maniera giusta.
L'uomo è fisiologicamente curioso, il PERCHè è parte integrante della sua esistenza.
Quante cose non sarebbero nate senza un dubbio?

Sembrerò scontata, ma trovo che uno degli aforismi massimi e più rappresentativi della contemporaneità sia quello che afferma come "...il problema di questo mondo sia che gli idioti credono di sapere tutto mentre i più intelligenti sono divorati da dubbi".
Ed è qui la problematica di fondo.
Non c'è pace per la mente che domanda e che mette in forse il mondo.

E soprattutto...pensate al momento in cui il PERCHè diventa realmente un pericolo.
La domanda in questione, effettivamente, stimola ogni volta la reazione di due pesanti macrofazioni: RELIGIONE E SCIENZA.
Perchè è nato l'universo?
E' nato dal Big Bang.

L'ha creato Dio.

L'uomo cerca sempre una spiegazione per ogni evento.
E c'è chi si lascia trasportare da ricerche empiriche, da risultati nati da rapporti causa-effetto, da ragionamenti logici e c'è, invece, chi è affascinato da qualcosa di alto, immenso, celestiale, da un'entità lontana incommensuabilmente buona che veglia su di noi e giostra l'esistenza.
Dal mio punto di vista personale, la prima è la via impervia, la seconda è quella di comodo.
La scienza è ragione, la religione è credenza irrazionale verso qualcosa che non può essere dimostrabile. E', appunto, fede. Fede cieca.
Ovviamente io rispetto la credenza religiosa di ognuno. Ho assistito ad un matrimonio neocatecumenale qualche giorno fa, perchè in fondo trovo che questo senso di devozione ed appartenenza a qualcosa che non si è mai visto e di cui non si hanno prove reali sia qualcosa di psicologicamente affascinante.
C'è fede anche nella scienza. Bisogna pur sempre provare una certa fiducia per chi è attivo nelle scienze, per credere ai risultati delle loro ricerche. Contando che molto è ancora rimasto nell'ombra, nascosto, e che tutte le teorie, nel corso del tempo, potrebbero essere confutate, proprio alla luce del fatto che l'uomo non smette mai di domandare conoscenza.

Forse potrà sembrare che io viva la mia vita in maniera superficiale, ma ciò in cui credo è me stessa. Perchè è l'unica cosa di cui sono certa e che posso conoscere quasi completamente.
Con chi prego io? A chi mi rivolgo quando cerco risposte? Cerchiamo conforto ed illuminazione rivolgendoci ad un essere superiore senza renderci conto di stare attuando un monologo con noi stessi.
Portiamo avanti un processo di psicologia personale e poi ringraziamo Dio.
Quanto è difficile capire che la preghiera è un auto-analisi? Quanto è complicato capire che siamo il Dio di noi stessi?
E' difficile. E lo è perchè se tutti la pensassero come me, probabilmente in molti smetterebbero di pregare, perchè tale attività perderebbe di fascino.
La preghiera è di per sè un concetto collegato a Dio, inteso come entità sopra di noi che ci redime dai peccati e ci illumina con la sua bontà ed il suo immenso sapere...se scoprissimo di parlare con noi, tutti si considererebbero pazzi.
E poi, in fondo, l'uomo ha paura di sè stesso, odia stare da solo a tu per tu con i propri pensieri.
L'essere umano non ama fronteggiare il proprio io.
Eppure, io credo sia una cosa così costruttiva, entrare in contatto con noi stessi.


Ma a parte il discorso religioso....
Non posso pormi domande su ciò che accade, non posso pormi domande sul perchè del comportamento delle persone, sul perchè siamo venuti al mondo.
Ci rendiamo conto di quanto sia devastante domandarsi, ad esempio, sui comportamenti altrui e sugli avvenimenti inaspettati?
Perchè lui/lei mi ha lasciato? La mente arriverà OVUNQUE cercando delle risposte adeguate quando, in fondo, la cosa è semplicemente successa.
E allora PERCHè CHIEDERSI PERCHè? A che pro? Per devastarsi il cervello trapanandolo di ipotesi, senza mai trovar pace?
Perchè è morta questa persona a me cara? E' lecito soffrire per la perdita di qualcuno; non è lecito distruggersi di domande sul SE, sul FORSE, sul COME.

Il PERCHè è ottimo per lo sviluppo di una vita migliore per l'uomo, per l'ampliarsi delle sue conoscenze, seppur mai debba essere contemplato un arresto di tale processo. Ma, d'altro canto, quanto è dolorosa la domanda PERCHè per la fragile psiche umana? Quanto è fautore di tristezza, il PERCHè?

Curiosità e ricerca di risposte: male e piacere del progresso umano e scientifico.

Gloria

2 commenti:

  1. si.. il perchè se è pieno di tristezza e dolore è molto frustrante e sopratutto tende a fare male alla psiche..
    ma si può scorporare il dolore dal perchè e far si che questa domanda, possa diventare un elemento sano che porti verso la crescita dell'individuo..e non alla sua distruzione...

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  2. Come tutto, dipende.
    Credo che le persone forti si pongano perchè su sè stessi. Scerverlarsi sulle motivazioni altrui è inutile, perchè la verità degli altri è e sarà sempre a noi sconosciuta.
    Allora, se vogliamo crescere, domandiamoci su di noi.

    Grazie del commento :)

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