sabato 7 marzo 2015

TIME.




Sto vivendo un bel momento della mia vita.
Probabilmente il più bel momento della mia vita finora, perchè dispongo di tutto ciò che per me è necessario per vivere una esistenza serena.

Ognuno ha la propria personale scala di valori.
Nella mia, al primo posto ci sono l'indipendenza e la libertà.
Concetti di cui non potevo godere ai tempi dell'infanzia, dell'adolescenza e dell'università.

Probabilmente sarò un pò in controtendenza, ma per me la giovinezza non è nè il periodo massimo nè il più bello della vita.
E' stato un ventennio che ho sempre vissuto con una marea di riserve, perchè non sentivo le ali per prendere il volo, perchè non mi sentivo a mio agio, perchè mi sentivo incatenata, perchè non mi sentivo al punto di partenza.
La sensazione era di stanchezza.
Arrancavo da un appiglio all'altro per capire da dove potevo iniziare finalmente a plasmarmi.
Sarà che sono nata per lo più priva di spensieratezza, ma l'instabilità non è nel mio carattere.

Da giovane, in fondo, sei una bozza di quel che diventerai.
Sei come argilla sul tornio, in definizione, nervoso e in movimento, alla ricerca della tua forma finale.
Da giovani purtroppo si pecca spesso di superbia, pensando di essere diventati, infine, un vaso.
Io invece giravo su me stessa, lentamente, timorosa ma consapevole di essere ancora sul tornio, in attesa di trovare il mio profilo.

Dopo l'abbozzo finale nel periodo dell'università, dopo le prime esperienze lavorative, eccomi.
Un vaso di ceramica, neutro ma con una forma.
La struttura di ognuno contiene le esperienze di vita, le persone che hai conosciuto, la rabbia, le gioie, le paure superate e quelle rimaste.
E' questo, per me, il punto di partenza.
Ciò non vuol dire che ciò che verrà dopo rimarrà inespresso su di noi.
Dopo la conformazione viene la decorazione.
Ora posso iniziare ad adornarmi a mio piacimento; posso personalizzare il mio vaso, perchè sia unico nel suo genere.

Ma c'è un singolo pensiero, una nostalgia rimasta nascosta, come un piccolo graffio nel fondo di questo vaso.
Guardandomi indietro, l'unica cosa che mi manca davvero è il tempo.

Come da copione, ti rendi conto della reale entità di qualcosa solo quando ti scappa via dalle mani.

Ricordo le estati adolescenziali, i momenti di relax dopo gli esami, dopo la discussione di laurea.
Ricordo perfettamente di quanto tempo disponessi.
Ed il tempo, allora, era semplicemente il tempo.
I secondi, le ore, i minuti, i giorni e così via.
Una questione scientifica, fatta di numeri indicati dalle lancette dell'orologio.

Poi, fortunatamente o meno, all'improvviso la tua vita inizia a seguire il passo dell'orario di lavoro.
E così vivi, quotidianamente, la tua giornata, una settimana dopo l'altra.
Fino a che, puntuale, il tempo ti si palesa violentemente davanti.
In tutto il suo valore.

E' come la legge della domanda e dell'offerta.
Un'alta offerta equivale all'abbassamento dei prezzi; una domanda alta equivale all'esatto opposto.

Il valore che si dà al tempo quando si inizia a lavorare è inimmaginabile.
Lasciate perdere le vacanze di lusso, le macchine costose, il vestito di marca.
Non c'è nulla a cui potrete mai comparare il tempo, perchè è un valore interiore.
Un valore esistenziale.
Guardi quello che stai facendo e, contemporaneamente, lo rapporti al tempo.
Ed arrivi a certe quesiti e determinate conclusioni.

Quanto tempo ho sprecato a procrastinare in passato?
Ed il tempo che sto vivendo adesso, nella maniera in cui lo sto vivendo, sarà sprecato anch'esso?
Qual'è la qualità del mio tempo attuale?
Come faccio ad innalzare il prestigio personale del mio tempo?
Teoricamente, la vita è ancora lunga, ma è pur sempre imprevedibile.
E la sensazione, dopo un pò, è come di stare sprecando un bene oltremodo primario.
Si è come un pezzo di terra a cui sono stati bloccati gli accessi all'acqua.
Un pezzo di terra secco ed inaridito.

Ed io, allora, cosa sto facendo, per vivere intensamente i minuti che, uno dopo l'altro, tessono il mio tempo?
Non lavori: hai tempo ma non hai i soldi.
Lavori: hai i soldi ma non hai il tempo.
Ed è incredibile come, magicamente, la considerazione che si ha della moneta rimpicciolisca, schiacciata dal valore dell'importanza di un bene astratto di pregio qual'è il tempo.

Nel mio piccolo di singolo essere umano, mi basta osservare il mio tempo inafferrabile per comprendere la lingua di coloro che dicono che siamo una società in crisi.

Il tempo, alla fine, è il prezzo della libertà e dell'indipendenza?



domenica 1 marzo 2015

ASCOLI PICENO DOWNTOWN - SOTTILI EQUILIBRI SOCIOANTROPOLOGICI




La sottoscritta vive IN Ascoli.

Alla fine delle scuole superiori ero tutta un fermento, non vedevo l'ora di andare via e di scoprire forme di vita al di fuori dei confini del Tronto e del Castellano, espressioni dialettali che rimpiazzassero adeguatamente l’imprescindibile ARUSCTA FURIA e l'ermeticissimo SCI OH, alimenti che potessero essere tanto perfetti quanto una pallina fritta fatta di oliva, carne, formaggio e panatura.

Dopo 5 anni a Perugia, vari viaggi, mille incontri e 7 mesi in Giappone, torno a casa.

Per scoprire che “no place is like home”.

Sia chiaro, Ascoli Piceno ha i difetti che ha, che sono molteplici. Ma solo abbandonando ciò che è di nostra abitudine, troviamo un’angolatura diversa che ci mostra, all’improvviso, prospettive che non avevamo modo di cogliere prima.

Partite, viaggiate, gustate pietanze mai provate, parlate con sconosciuti, imparate una nuova lingua, scoprite il diverso.
Vedrete che, così facendo, l’occhio si affina, la mente diventa più ricettiva, l’empatia nasce spontanea.

Ebbene, una cosa di cui mi sono convinta nel corso del tempo è che il centro di Ascoli Piceno è un girone dantesco non indifferente.

Vi informo che seguiranno una serie di opinioni personali sui soggetti e sui locali che così tanto caratterizzano le strade del capoluogo Piceno.

Le mie certezze del sabato e della domenica ascolani partono senza meno dal concetto di APERITIVO.

Non c’è e mai ci sarà un fine settimana senza aperitivo.
Che sia un aperitivo al volo, un aperitivo pre-cena, un aperitivizzare duro, un aperitivo lungo che finisce alle sei di mattina sulla tazza del cesso o un perenne aperitivo state of mind, l’aperitivo regna incontrastato nei nostri weekend e così per sempre sarà, amen.
Voi dove andate a fare aperitivo ad Ascoli Piceno?
Io, personalmente, nell’80% dei casi vado al DOC&DOP.
Nel caso non lo conosciate,  è una piccola degusteria, quel punto di luce tra Piazza del Popolo e Piazza Roma.
Non c’è nulla, e sottolineo NULLA, al DOC&DOP, che non trasudi qualità.
Qualità dei vini, qualità del cibo, qualità dell’arredamento e, soprattutto, qualità delle persone.
E, comunque, sarà che io sono un po’ cretina, ma già quando mi vedo arrivare gli stuzzichi serviti su mini pentoline e con mini posatine vado in brodo di giuggiole e riscopro la palla di ciccia di 5 anni che il 25/12/1992 svegliò tutto il quartiere a suon di “UIII UIII UIIIII” perché aveva ricevuto il tanto agognato cucinotto Nuovelle Cuisine.
Alla soglia dei 30 anni scopro allora che Babbo Natale in realtà si chiama Laura, non pesa 120 Kg, non ha la barba e nemmeno il vestito rosso.
Il suo hobby non è calarsi giù dai camini, ma la degustazione di vini.
Per lo meno lei non mi mette nella lista dei bambini cattivi se prendo la gazzosa o il chinotto al posto di un bicchiere di Pecorino, ma sa sempre consigliarmi il vino adatto nei miei giorni più alcolici.

Questo non vuol dire che io tradisca anni ed anni di relazione intramontabile con il CENTRALE.
Lasciatemelo dire, l’unico locale grande 2x2 metri che ha una clientela che potrebbe fare benissimo occupazione di Piazza del Popolo.
Una delle costanti della mia gioventù è stata “Ci si vede alle dieci al Centrale”.
Il centrale è indiscutibilmente il buco nero del weekend.
Perchè tutto orbita intorno al Centrale e ne è attratto.
Questo locale a volte ti risucchia e, per strani meccanismi della fisica quantistica, dopo un lasso indefinito di buio, ti ritrovi magicamente a vomitare in una busta nel letto alle 7 del mattino.
A volte ti dà la spinta gravitazionale necessaria per dar il via al tuo fine settimana alcolico.
Ma vorrei non si dimenticasse anche un altro fantastico fenomeno sociologico di migrazione umana, che non smetterà mai di stupirmi: LA GENTE CHE COMPRA DA BERE AL CENTRALE E POI SI METTE A BERE DAVANTI AL LORENZ.
Siete fantastici, siete i miei miti.
Ma vabbè, grazie alle teorie orientali dello Ying e dello Yang, tutto in qualche modo si equilibra sempre; ed è così che la gente del Centrale sale a fare la pipì al Lorenz.

Ora, il LORENZ è la vetrina del Vanity Fair ascolano.
Tutte quelle scarpe col tacco, quegli shatush, quelle sopracciglie maschili spelate, quelle camicie che mostrano petti glabri post-ceretta, quel tripudio di borse Louis Vuitton, quella sobria radiografia completa di cui si è soggetti all’entrata, mi mettono un pochino in soggezione.
Fatto sta che io non riesco ancora a spiegarmi il perché del Lorenz.
Sarà che a me partono irrefrenabili le madonne ogni volta che entro lì dentro.
Non mi soffermerò a discutere sulle esperienze mistiche che ho vissuto nel duo(deno) LORENZ-IDEAL perchè qui si va ben oltre la recensione negativa.
Diciamo che a questo punto nen ve tocchess manc c’ na ceppa longa.
Ah, scusate se ve lo dico, ma questo cartellone coi panini nominati a seconda dei quartieri di Ascoli Piceno non vi sembra giusto un pelino simile a quello di Attù, che dista da voi manco 150 metri?

Per chi non lo sapesse, ATTU' è il locale estremamente social che posta 5740548 miliardi di foto su facebook (“Attù, - qualsiasi frase che finisce con TU”), il locale Mtv che linka video musicali col proprietario e le commesse che ballano e cantano allegramente; è il locale davanti al quale trovate di sera ragazzini vestiti inspiegabilmente tutti uguali e con i capelli sistemati altrettanto similmente. Attù, e sei fatto con lo stampino anche tu…?
L’idea dei panini e dei loro nomi, comunque, è simpatica e per lo meno chi ci lavora si diverte a fare foto e video e a condividerli sul villaggio globale.
E vedere gente che lavora divertendosi è sempre una bella cosa, alla fine.

Una seconda certezza di cui farei volentieri a meno sono I MINOLLI.
Gruppi di minolli standard nei weekend invernali.
Orde barbariche di minolli durante le vacanze estive: Minollo-topia 2.0.

Partiamo da alcune problematiche di fondo.
Innanzitutto questa cosa dei risvoltini sui pantaloni vi sta un attimo sfuggendo di mano.
Da principio c’erano i pantaloni a vita bassa sotto culo, successivamente il cavallo vi è arrivato alle ginocchia.
Poi, d’estate, le minolle hanno iniziato ad andare in giro smutandissime. 
Mi permetterete questo attimo di rabbia: v’avrei preso a calci in culo a tutte quante vedendovi con quei pantaloncini a vita alta e a Iolanda furiosa all’aria. 
Perché delle mutande di jeanse? Perché questo desiderio di rettoscopia? Puozza venì la cistite cronica.

Ora ci sono questi benedettii pantaloni alla zombafuoss. O dovete andare a pescare le carpe o siete indiscutibilmente dei masochisti, perché se vedo delle caviglie al vento quando ci sono -18 gradi, io penso solo all’artrite remautoide che colpirà una intera generazione fra una cinquantina di anni.

Secondo poi, con quei giubetti pelosi in simil peli di ascella mi sembrate dei galli cedroni.

Terzo: cosa vi mettete a fare i pantaloni se poi ci sono degli strappi grandi quanto il buco dell’ozono in stile Presa-d’aria-della-friggitoria.

Io soffro per voi e la vostra situazione l’ho presa a cuore.
Mi troverete presto con un banchetto in centro, con l’impegno sociale di donarvi dei calzetti e delle calzamaglie di lana.
Mi metto vicino a quelli di Casapound, che sembrano andare anche loro matti per i risvoltini e per i banchetti.
Che poi …. che affascinante è la gioventù politicamente attiva.
Mi affascinano soprattutto i minolli nostalgici del ventennio fascista in contrapposizione ai borghesotti sinistroidi; i primi chiamano zecche comuniste i secondi, i secondi chiamano fascistidimerda i primi.
Scusate, il fatto è che mi stupisco perché in verità ero e sono tutt'ora una semplice.
Io a 15 anni leggevo “Cioè” per imparare a conquistare il minollo dei miei sogni e per sapere preventivamente come pomiciarci in maniera efficace, mi compravo  quelle cloache indonesiane dei BonBon Malizia, camminavo su delle inspiegabili Fornarina e mi esaltavo a vedere Goku che diventava Supersayan di IV livello.
Adolescenti, in realtà sto solo cercando di capire se ammiro la vostra passione o se scioccamente aderite a certe ideologie per sentirvi più difesi all’interno di un gruppo.
Ho come il sentore che tra una sessantina di anni, i minolli della nuova generazione metteranno su banchetti pro Isis.

Un terzo punto su cui devo soffermarmi sono QUELLI CHE NON STANNO TANTO CIEND CIEND.
Prima su tutti RITA LA MATTA.
Con Rita non c’è scampo.
Tu sei, ad esempio, davanti al Centrale, lei in fondo alla Piazza, davanti al Ferretti, 80 metri vi separano.
Ti giri e, per una qualche congiunzione astrale, il tuo sguardo incrocia il suo.
E’ fatta.
E’ inutile che fai finta di niente.
Non puoi salvarti, tu sei il prescelto miracolato.
Ti volterai di nuovo, speranzoso di avere ancora possibilità di fuga; ti troverai invece travolto da uno tsunami di stoffe colorate, ciabatte e mollettoni che ti tasta l’inguine, ti tocca le tette e contemporaneamente e che ti chiede “COME TI CHIAMI TU? ELENA? AHHH SAND’ELENA, DICIOTTO AGOSTO!” seguito da una serie di turpiloqui senza apparente filo logico ma che, secondo me, filosoficamente parlando, nascondono verità ultime che noi menti basiche non siamo tenuti a comprendere.
Ma solo io ho avuto modo di assistere ad una Rita ermetica.
Mi puntò, mi raggiunse. Mi chiese "Come ti chiami tu?"
Io risposti, con fierezza "GLORIA".
Lo sgomento sul volto di Rita. Lo sconforto, il silenzio.
Santa Gloria non esiste, e mmò pigghiate quiss.

Avrei tanto voluto assistere ad una conversazione fra Rita, l’uomo urlatore col suo cane Birillo, l’uomo che dice parole a caso (Ma che fine ha fatto?! Sapete come si chiama? Il mio mito. Cammina per piazza proferendo parole random tipo MARTELLO. …BALCONE. ….CAVALLO!!!) e Pino Barba.
A proposito di Pino Barba.
Anni fa lavoravo da Yoghi, nota yogurteria, gelateria, cioccolateria, pasticceria ascolana.
Entra Pino Barba, cantando, come suo solito.
Dopo due o tre dei suoi gorgheggi, mi dice:
“Biondinaaaaah, vorrei un pezzo di pizza margherita!”
Dopo un primo attimo di confusione, rispondo “Guardi, purtroppo qui non vendiamo la pizza”.
Non l’avessi mai detto.
“VAFFANCULOOOO, VAFFANCULO TU, E VAFFANCULO IL GELATO, E VAFFANCULO LA PIZZA”.
Un trauma.
Pino, non volevo infliggerti cotanto dolore.

Ascoli Downtown, tu mi stimoli.
Mi nutri, mi fai ubriacare e mi fai ridere e sorridere.
Viaggerò, vagherò, non mi fermerò,  ma tornerò sempre da te.

Sei bella.
E' rilassante camminare per le rue del tuo centro, sui tuoi san pietrini. 
Guardare le luci di Natale o dei lampadari di Carnevale che si riflettono sul pavimento bagnato.
Guardare Piazza del Popolo e intravedere colle San Marco sul suo sfondo.
E osservare la tua gente, le dinamiche che le legano, le ideologie ed i gusti che le dividono, l'amore per te che alla fine le unisce.

sabato 3 gennaio 2015

SONO A PRO DI UN SOCIALIZZARE VINTAGE.





Il mio ragazzo continua a ripetermi che anche se non voglio aprirmi al futuro, prima o poi mi toccherà farlo per forza di cose.

Dopo anni ed anni di telefonia basica, un mesetto fa mi è stato gentilmente regalato un cellulare un pò più tecnologico, provvisto di Facebook, fotocamera e, immancabilmente, Whatsapp.

Invece, dopo un mese di telefonia smart e social, sono giunta a conferma di alcune considerazioni.

Sto per scrivere una marea di ovvietà, ma almeno ora ho la certezza empirica a prova di tali ovvietà.

Ad esempio, come molti, avevo già da tempo il latente timore che i social network non fossero poi così social.

Mi è sempre venuto da pensare che se ci abituiamo a conversare tramite internet, annulliamo il piacere ed i timori tipici di una normale discussione dal vivo.

Ci si saluta e si condividono pensieri ed esperienze su di un luogo che non esiste, che è più una vetrina che un punto di incontro.

Se non ti fai 5749mila foto del tuo sabato sera, allora il tuo sabato sera non è esistito.

Se non posti sulla tua bacheca canzoni d'amore per la tua dolce metà allora non sei in una relazione?

Miriadi di foto della propria colazione, del nuovo taglio di capelli, degli alberi di natale, dei paesaggi...come per urlare a tutti "Io esisto e ve lo dimostro".

Sia chiaro che non mi tiro fuori da tutto ciò, ci sono vergognosamente in mezzo anche io.

Ogni volta che vado in vacanza carico le foto che ho fatto nel luogo che ho visitato.

Non riesco neanche a spiegarmi il perchè; è diventata una sorta di abitudine.

E whatsapp?

C'è la mera possibilità che tu sia l'ultimo a sapere le cose, se non hai l'applicazione del momento.

"Tizio non mi risponde su whatsapp, come facciamo?"

Ma una telefonata? Un sms? Sono concetti preistorici ormai, un pò come salvare oggigiorno dei file su un floppy disc.

La fregatura è vivere nell'apparenza di essere parte del tutto semplicemente stando sempre connessi su internet.

Il paradosso è questo.

Più ci si abitua al social network, più ci si allontana dalla possibilità di integrarsi in una rete di relazioni più reali.

E' tutto fittizio. E' inesistente ed inconsistente.

Più sei social, meno sei cosciente nella società.

Magari potrebbe essere anche una reazione.

"La società fa talmente schifo che mi rintano nei social network.
Lì sono al sicuro, posso litigare liberamente con le persone, posso non aver paura di dire le mie opinioni, posso flirtare senza alcun tipo di coinvolgimento umano."

Quando poi si esce dal villaggio globale per saltare nella vita reale, la situazione diventa di difficilissima gestione. E allora vai con le foto, i commenti, i like, gli eventi, le chattate, per ovviare alla mancanta.

La cosa vagamente mi terrorizza.

Di domenica mattina vai su un qualsiasi social network, noti alcune foto postate da un tuo contatto che cita " Ccccioè che bellissima serata #amicicipersempre #friendswillbefriends #sfasciototale #pazziaapalla #nessunopuòfermarci", 57303480miliardi di commenti sotto l'immagine.
"Oddio come siamo pazziiiiiiii"
"Vi amo tesori, come mi fate ridere voi nessuno mai"
"Risate infiniteeee"

Poi vai indietro con la memoria e ti ricordi che quella persona, con i suoi amici taggati, l'hai vista la sera prima nel locale dov'eri tu.
Stavano tutti insieme sul tavolo, in silenzio.
A spararsi i selfie (fatti e rifatti molteplici volte, ritoccati in bianco e nero, seppia e filtri vari, per evitare che si vedano brufoli o occhiaie).
Col telefono attaccato alla mano tipo prolunga degli arti superiori.
A fare e commentare le foto.
Parole proferite : 3, in croce.
Giro di camomilla boom-boom per tutti e poi a dormire a casa.

Ma porcaputtanaeva, mica dico che uno deve stare sempre a parlare.
Le conversazioni e gli argomenti possono anche terminare.
Però cazzo, mi fate paura.

Voglio dire, non capisco cosa ci sia da dimostrare.

Per non parlare dei selfie che le persone si fanno anche nei momenti di solitudine.

Io vi immagino a passare i pomeriggi in bagno o in camera a spararvi le pose da modelle dei cataloghi cinesi finchè non vi esce uno scatto dove, in prospettiva, sembrate avere quei 56 kg in meno.
Poi ovviamente lo modificate.

Innanzitutto, vi direi, o mettete una foto così come uscite oppure, se vi sentite così cessi, non le mettete le vostre foto su un social network.

Anche perchè, vi dirò un segreto.

Se siete fighi nelle foto che caricate sui social network, non è che per osmosi lo diventate nella vita reale.

Nella vostra mente il processo è : cesso --> foto --> modifica --> socialnetwork --> bello.

Nella vita realte il processo é: cesso --> foto --> modifica, ma tanto realmente rimani cesso lo stesso.

Quello che puoi modificare è la tua maniera di porti con gli altri, la tua cultura, la tua intelligenza, la tua educazione.

Ma immagino sia più facile modificare una foto.

Io veramente non ci arrivo. Non capisco il senso mistico intrinseco di mettere una vostra foto modificata.
E vi ci impegnate pure a farvela, tanto che poi alla fine neanche sembrate voi stessi.

E non contenti, per sentirvi un pò meno in colpa ed un pò più artisti, aggiungete alla foto un titolo emblematico.

"Attimi che non torneranno più" (Ma magari non tornassero più, invece il giorno dopo posta altre 80 foto uguali, con altrettante frasi obsolete)

"Ci vuole un caos dentro di sè per partorire una stella danzante" (e io guarda vi ammazzerei tutti quando usate Nietzsche)

"Nessuno mi può giudicare" (Machittesencula)

Ma soprattutto "La vita è un brivido che vola via, è un equilibrio sopra la follia" e cazzi e mazzi vari che mi fanno puntualmente e dolorosamente ricordare che certa gente ha il diritto di voto.

Ma perchè vi dovete intitolare così.

Fatevi una foto romantica e scriveteci sopra STO CAZZO.

Fidatevi, che questo sì che farebbe effetto.

lunedì 29 settembre 2014

NON MI DOVETE ROMPERE IL CAZZO.




Questo post sarà breve, intenso, conciso e carico di odio e di cazzo.


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SE SIETE DEI FRUSTRATI NON MI DOVETE ROMPE IL CAZZO.

SE SIETE DEGLI INSICURIDIMMERDA NON MI DOVETE ROMPE IL CAZZO CON LE VOSTRE PATURNIE.
C'AVETE LE FREGNE IN COCCIA, CRISTODIO.
IO NON MI ABBASSO AI LIMITI MENTALI DI NESSUNO; I VOSTRI SONO ALTI UN METRO E UN CAZZO E A ME NON MI DOVETE ROMPE IL CAZZO.

SE NON SAPETE GUIDA' E C'AVETE LA PATENTE VINTA ALLA SAGRA DI QUARTIERE, NON MI DOVETE ROMPE IL CAZZO IN MEZZO ALLA STRADA.

SE C'AVETE L'IGNORANZA CHE VI TRASUDA DALLE ASCELLE E DAL CERVELLO NON MI DOVETE CAGARE IL CAZZO.

SE PUZZATE COME IL MERCATO DEL PESCE A SAN BENEDETTO A MEZZOGIORNO DI UN GIORNO DI LUGLIO CHE FA 35° ALL'OMBRA, LAVATEVI E NON ROMPETE IL CAZZO.

SE A COLAZIONE MANGIATE CURREJE E MALEDUCAZIONE, NON MI DOVETE ROMPE IL CAZZO.

SE VOSTRA MOGLIE O VOSTRO MARITO NON VE LA DA', SO' CAZZI VOSTRI.
A ME NON MI DOVETE SFRANTUMARE IL CAZZO.

SE VOLETE FARE I MAESTRINI PRESUNTUOSI CON ME PERCHE' C'AVETE AMAREZZA E DOVE SFOGARE LA FRUSTRAZIONE SU QUALCUNO, CON ME CASCATE VERAMENTE MALE PERCHE' NON MI DOVETE ROMPERE IL CAZZO.

VI PENSATE UN ATTIMINO PIU' FIGHI PERCHE' IN UNA GERARCHIA IMPOSTA IO SONO ARRIVATA DOPO E QUINDI FINALMENTE POTETE LASCIAR ANDARE IL VOSTRO MESTRUO PERENNE DI ACIDITA' CHE MANCO UNO YOGURT AL LIME?
CAZZI VOSTRI.
SO' VERAMENTE CAZZI VOSTRI, PERCHE' A ME NON ME LI DOVETE ROMPE.

SE C'AVETE MANIE DI PROTAGONISMO E AVETE BISOGNO DI ESSERE AL CENTRO DELLA VITA DELLE PERSONE, SAPPIATE CHE HO UN CAMPO GRAVITAZIONE ENORME PER CAZZI MIEI E NON HO BISOGNO DI GRAVITARE INTORNO A NESSUNO.
FATEVI UN VOSTRO CAZZO DI SISTEMA SOLARE PER CAZZI VOSTRI SENZA SFRANTUMARE IL CAZZO A ME.

SE SIETE PERSONE ESIGENTI NON VENITE A ROMPE IL CAZZO A ME.
IO NON ESIGO NIENTE DA NESSUNO E CHE DIO VI FULMINI SUL MIGNOLO DEL PIEDE SE PROVATE A ROMPERE IL CAZZO ESIGENDO QUALCOSA DA ME.

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TROMBATE, PORCAEVA.
C'AVETE VARI BUCHI, UTILIZZATELI.

C'AVETE UN CERVELLO, USUFRUITENE.

SIETE PROVVISTI DI RAGIONE IN QUANTO ESSERI UMANI, DIMOSTRATE DI ESSERE IL FRUTTO DELL'EVOLUZIONE DI MILLENNI INVECE CHE L'ANELLO MANCANTE FRA L'UOMO DI NEANDERTHAL ED UN'AMEBA DELL'AMAZZONIA.

ECCHEPORCAPUTTANASENNO', CAZZO.

E vi dirò, nel frattempo che non mi rompete il cazzo, ricordatevi che chi si fa i cazzi sua campa cent'anni.


GLORIA

martedì 18 febbraio 2014

ORDINARIE E VOLUTE DISSACRAZIONI BIBLICHE - PART 1







ULTIMAMENTE STO INCAPONITA.
Mi punto su certe questioni specifiche e cerco zavorre per evitare di rimanere sulla superficie di argomenti che leggeri non sono.

E allora, così, tanto per inviperirmi consapevolmente, ho deciso di iniziare a leggere la Bibbia.

Perché?
Perché se la contesto devo pur conoscerla. Se voglio dare una opinione, per lo meno devo fondarla in qualche maniera.

Io continuo a leggerla e a lasciarla in giro per casa, mamma si ostina a nascondermela ogni volta. MA IO NON BARCOLLO.

Ovviamente non è che sia propriamente una letturina leggera di quelle che fai sulla tazza per passare il tempo; sono arrivata al deuteronomio, sorvolando qua e là sulle leggi di sacrificio di colombe e capretti, su quello figlio di quell’altro che poi ha fatto un altro figlio e poi un altro ancora, che ne ha fatti altrettanti, giacchè pare che nell’antico testamento la promessa principale del compagnone Jahve ai suoi amici ebrei erranti sia un’amichevole “accoppiatevi e moltiplicatevi perché da voi nasceranno popoli”.
Cose cose.

Tanto che qua e là, alcune ebree, per sentirsi delle brave ebree che portano avanti il dogma divino della riproduzione, in mancanza di altri reggi-prepuzi, ripiegano sul padre Lot facendolo alcolizzare e “unendosi a lui”, pur di generare prole. Ma peccato che poco prima, lo stesso affettuoso padre le stava per vendere ad una folla inferocita a Sodoma. Della serie “Fatemi campà sereno, io non so niente, non ho visto niente, non so chi siano questi due angeli che si sono accollati dentro casa, se la finite di frantumarmi i coglioni regalo al vostro bisogno impudico la mia figlia maggiore accompagnata dalla seconda in un simpatico pacchetto convenienza”

BELLA PER VOI. Grande esempio morale e di devozione, presente nel grande libro che pone le basi per l’interpretazione e per la definizione delle tradizioni religiose che caratterizzano la Bibbia nella sua interezza.

Un po’ come la sempre verde psicopatia femminile, che ciccia qua e là tra e pagine della Genesi.

Sara che non riesce a dare figlia ad Abramo.
Allora Sara sbatte la ciulla della sua schiava egiziana Hagar in faccia ad Abramo e gli dice FAI UN CAZZO DI EREDE SENNò CHE EBREI SIAMO. Istigazione alla prostituzione aggratis, oltre che schiavitù; ma tanto l’importante è che non sono schiavi loro, sennò vediti un po’ la simpatia trascinante del flagello dell’agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo.
Abramo OVVIAMENTE non si tira indietro di fronte ai suoi doveri giudaici e fa un figlio con Hagar.
E se faremo una bambina poi, la chiameremo GERUSALEEEEEMMEEEEEE; e invece no, nasce un maschietto, che si chiamerà Ismaele.
Alchè Jahve, che si dimostra sempre e comunque un simpatico burlone, rsolo a questo punto ridona la fertilità a Sara (a 90 anni, IO BOH); Sara sconvolta ma ruspante e ringalluzzita come una puledra, non perde tempo e s dò subito da fare. 
Nasce Isacco. 
Perciò Sara, tronfia come un tacchino nel periodo degli accoppiamenti, dice al marito di mandare a fanculo Hagar ed il figlio nel deserto. Con un panino e uno sputo di acqua.
E LUI LO FA. SOTTONE DI MERDA. E uno si chiedere pure perché arabi ed ebrei non si possono vedè. (ndr: Da Isacco derivano gli ebrei, da Ismaele gli islamici. Sempre per la storia della moltitudine di popoli. VABè).

E comunque, devo dirlo, Devo informarvi del fatto che c’è nu cinghialo anche nella Bibbia.
Se da Ismaele derivano gli islamici e da Isacco gli ebrei, dall’ignoto ESAù derivano gli “omm de furesct”.

TESTUALMENTE:
“Abramo aveva generato Isacco. Isacco aveva quarant’anni quando sposo Rebecca […] Quando poi si compì per lei il tempo in cui doveva partorire, ecco: due gemelli le stavano nel grembo. Uscì il primo, rosso e tutto peloso come un mantello, e fu chiamato Esaù. […] Esaù crebbe e divenne un cacciatore, un uomo della campagna. […] Rispose Giacobbo a Rebecca sua madre “Bada che Esaù mio fratello è un uomo peloso, mentre io sono di pelle liscia […]”

SIGNORE MIE. P’LUS CE LU VUò. C’è un Esaù in ogni Porchetta, c’è un Esaù in ogni uomo agreste.
Che Esaù divenga l’origine della nostra Chiesa monoteista e pelosa!
Che gli uomini glabri siano immolati su altari piumati fucsia!
Comunque io sono arrivata a pagina 263 e già non so più dove sbattere la testa: un non molto lucido Jahve alcolizzato che dice e contraddice nel giro di due pagine (e non voglio riproduzioni e decorazioni, epppperò voglio il candelabro d’oro e altari dorati), incazzoso come una faina che piglia e sclera a rotta di collo mestruato come non mai (Dio è indiscutibilmente donna), una immensità infinita di regole sul come cucinare la carne (Manco il cucchiaio d'argento), su quale carne si può mangiare (E già che non mi puoi mangiare il maiale perché c’ha l’ogna paccata mi perdi 6749mila punti…Jahve, una ci mette l’impegno, però pure tu...flessibilità. Manco i crostacei. Il pane senza lievito. Viver sani e belli proprio; tu sei un patito del fitness e della linea, ammettilo. Gli ebrei le possono mangiare le barrette energetiche?), su come vendere gli schiavi ma soprattutto le schiave o, meglio, come rivendersi le figlie in tutta onestà ed allegria.
No ma…BELLO. BELLISSIMO.
Una delle ultime che ho letto è che non bisogna rubare la donna agli altri e che non bisogna far sesso con persone dello stesso sesso e (Jahve ci tiene a sottolineare) neanche con gli animali. 
Adesso voglio veramente ridere quando arrivo alla storia di David che se la fa con la donna di un suo soldato che manda a morire ammazzato in guerra, per trombarsi la moglie, in mancanza del suo prediletto, uomo, ossia il figlio di Saul.
BEAUTIFUL.
Poi uno si chiede come fa Brooke a fare figli a 60 anni, quando Sara a 90 stava pimpante come la vispa Teresa.
FA-NO-MA-NA-LE.

martedì 22 ottobre 2013

DELLE CODE IN AEROPORTO E DEL MIO PERSONALE PENSIERO E BISOGNO TOTALITARIO

Ogni volta che dopo un viaggio, dopo un qualsiasi tipo di viaggio, torno in Italia, vengo assalita dallo sconforto più puro.
Ed il tutto è come la cistite: il male è lì, è latente dentro di te, ed ogni volta che si ripresenta lo fa sempre con maggiore violenza. Spero che al prossimo spostamento non inizierò anche a perdere sangue dagli occhi.
Ma, come per la cistita, la cura c'è.
Io amo il mio paese.
Ma devo andare via. Me ne rendo conto ogni giorno di più; cresce sempre più forte la certezza che a rimanere qui non potrei far altro che perderci.
Devo darmi una possibilità, devo crearmi un trampolino di lancio e buttarmi.

Vorrei quindi condividere un attimino con voi la rappresentativa immagine de
"LA FILA DEGLI ITALIANI ALL'IMBARCO"

Tu arrivi in aeroporto in orario (forse anche un pò in anticipo, sapendo come, a volte, il destino possa coglierti all'improvviso...ma soprattutto conoscendo la disorganizzazione di questo paese) e, nel momento in cui ti indicano il gate dal quale ti devi imbarcare, ti avvii verso la fila.
LA FILA.
Questo misterioso concetto così troppo lineare ed ordinario per la mente italiana.
Un'utopia, un'arcana visione mistica.
Un impegno impossibile.

Una immagine rappresentativa della differenza tra noi (a destra) ed il resto del mondo (a sinistra)

La fila italiana ha misteriosamente una forma a semi-imbuto.
Nessuno sa spiegarsi il perchè visto che, internazionalmente, il possibile buon senso comune vuole che mettersi in fila significhi METTERSI L'UNO DIETRO L'ALTRO.
Forse, abituati come siamo alle inculature, abbiamo timore dell'effetto trenino?
La fila italiana convoglia in un punto stretto per poi allargarsi ai lati...con conseguente effetto scontro sui lati stessi.
Cosa vuol dire ciò?
Molto semplice.
L'italiano fa la fila per perpendicolare, forse ispirato dalla figura dell'Alfiere degli scacchi. Perciò il primato di chi è arrivato prima viene messo in discussione dalla persona che, per abitudine e/o per noia e/o (e probabilmente, più similarmente) essendo una immensa testa di cazzo, non si mette dietro di te, ma a fianco a te, pochissimo più indietro, per instillarti il dubbio, per insinuare il nervoso, come la presenza del piccione che sta quasi per cagarti in testa.
Per metterti l'ansia.
E più la fila/imbuto aumenta più, conseguentemente, crescono il delirio ed il nervosismo.
Cresce l'effetto di rimbalzo del "Eh, ma se lo ha fatto lui allora lo faccio anche io".

Massima espressione dell'italiano in fila è, poi, l'italiano in ritardo e la famigliola di merda italiana in ritardo.
Un classico, un sempre verde, una certezza più assoluta.
Entrambe vanno oltre l'effetto imbuto.
Perchè se il concetto di fila era troppo difficile da comprendere, quello di imbuto invece è troppo scontato, troppo mainstream.
Perciò entrambi mostrano una certa baldanza, sfrontatezza, ma soprattutto di essere portatori sani di italianità acuta.
Per i comuni mortali, sto cercando di esprimere con un eufemismo la faccia da buco di culo che così prepotentemente contraddistingue tali esemplari.
Ergo, l'italiano in ritardo supererà gran parte della "fila" e si metterà a metà, al fianco di essa, attendendo un processo di inglobamento per osmosi da parte della stessa. La famigliola italiana di merda farà lo stesso ma non passivamente, bensì puntando con sicurezza sull'effetto caritatevole, proferendo frasi del tipo "C'ho i bambini, scusate, non è che posso evitare di fare tutta questa fila?"

CAZZONI.
CAZZONI OVUNQUE.
Vi organizzavate prima, porca eva, vi svegliatave prima e se i bambini si lamentano davvero, allora li riempite di valeriana.


C'è un reale perchè? No.
E' così e basta, è un fattore culturale che io non mi so spiegare.
Ed in tutto ciò, come tutto in Italia, questo avviene perchè viene permesso.
Appena qualcuno ti passa davanti, tutti si lamentano.
Tutti sbuffano, brontolano.
Ma nessuno, cazzo, nessuno che dice "No, non ti ci metti a metà della fila, perchè io sono qua in fila da mezz'ora e tu dovrai fare lo stesso, perchè io e te siamo uguali".
NESSUNO.

L'unica cogliona che lo fa, ovviamente, sono io.
Ma perchè devo incazzarmi, mi chiedo poi?
Per vedermi il coglione/la cogliona a cui ho risposto in questa maniera che mi sbuffa perchè non gli ho permesso di inserirsi nell'imbuto nella maniera da lui/lei desiderata.

Il mio livello di disperazione è il seguente:


QUESTA E' L'ITALIA.
Una massa di pecore che neanche sa fare una cosa semplice come mettersi in fila e rispettare chi è arrivato prima, che passivamente accetta che delle facce da culo scavalchino (senza neanche nasconderlo troppo) il resto dei presenti.

La mia domanda, allora, è:
voglio davvero rimanere in un paese dove la gente non è neanche capace di mettersi in fila?

E, da qui, sono scaturite spontanee tutta una serie di considerazioni sul perchè non voglio votare, sul perchè dovrei vivere in una paese nel quale queste stesse persone, che purtroppo rappresentano la stragrande maggioranza, votano. Sul perchè dovrei essere in balia di persone che non sono pronte alla democrazia.

Io vorrei vivere in un paese possibilmente democratico, ma ciò non è possibile qui.
E perdonerete i miei pensieri probabilmente totalitari, ma la democrazia per me vuol dire che lo Stato aiuti e ponga le condizioni per garantire ad ogni singolo cittadino la crescita personale ed il raggiungimento della dignità umana e dei propri obiettivi, laddove ognuno sia responsabile di ciò che ha deciso di volere, di fare e di raggiungere; ciò senza intaccare gli obiettivi altrui ma, bensì, rispettando gli altri.
E questo è possibile in un paese CIVILE.
Non in Italia.
Non in questo mare di scorrettezza ed inciviltà.
Non in un'Italia dove per andare avanti devi abbassare la tua dignità.
Non in un'Italia dove "Tutti sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri".
Non in un'Italia dove si lascia correre il non rispetto della Costituzione, dove i politici che si mettono in imbarazzo (e, di più, CI mettono in imbarazzano) non si dimettono e vengono anche giustificati e difesi.
Non in un'Italia dove si parla di democrazia facendola passare demagogicamente come un possibile accesso di tutti alla vita politica....e guardate, allora, chi ha accesso alla politica oggi.
Io dovrei stare in un paese in cui sono governato da chi non ho votato?
Dovrei rimanere in un paese in cui, alle elezioni, un partito come, ad esempio, Forza Italia può vincere perchè fa parte di una coalizione fatta di tanti altri partitelli tra cui (ribadisco, NELLO STESSO GRUPPO) troviamo Lega Nord e Grande Sud? Senza che nessuno si chieda niente? Senza che tutti si alzino per fermare il ridicolo?
Io scusatemi, sarò esagerata, ma non la voglio l'isonomia in questo paese. Non voglio che tutti concorrano ugualmente alla vita politica dell'Italia, perchè non posso essere in balia di tutto ciò.
Non posso rimanere, perchè non posso essere in balia di chi non sa fare la fila all'aeroporto.

Gloria

lunedì 5 agosto 2013

IL GIUSTO SECONDO NATURA


"NON E' POSSIBILE VIVERE FELICI SENZA VIVERE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA, NE' CONDURRE UNA VITA SAGGIA, SPECCHIATA E GIUSTA SENZA ESSERE FELICI"

Va da sè che molti si ritrovano invischiati in un tremendo circolo vizioso.

Ecco, ribadisco, non voglio essere ipocrita...nella vita si dicono una marea di bugie, bianche o meno che siano, si ricerca sempre il meglio per sè stessi e tutti siamo un pò egoisti, in fin dei conti.
A lungo andare, però, piccoli gesti fatti con senno, guidati da un pò di giustizia e senso del dovere, sono semi che poi fioriscono in un florido albero sotto il quale riposare sonni tranquilli.
La tanto famosa "coscienza a posto" è la chiave di una vita serena, lontana dall'inquietudine, dal nervosismo, dai nervi a fior di pelle latenti nel corpo e nella mente di chi si muove nell'ombra e nella foschia.

Ci scontriamo, allora, con la soggettività del concetto di GIUSTO.
Cosa è giusto? Cosa è sbagliato?
Non esiste un reale standard che possa definire questo teoric continuum ma Epicuro arriva razionalmente in nostro aiuto spiegandoci che "il giusto secondo natura corrisponde a ciò che si rivela utile per non danneggiare gli altri e non essere danneggiati".
Un equilibrio difficile da creare, ma non impossibile; non significa "fare del bene" ma, semplicemente, "non fare del male". Ma non facendo del male sei felice e, essendo felici, vivrai una vita serena e giusta che non danneggi gli altri.
Sii corretto, sii onesto, sii civile. E dunque sereno.

Ergo, se la furberia spicciola è fonte di una felicità momentanea ma passeggera, allora la correttezza è un investimento a lungo termine.
Lavoriamo tutti su noi stessi e rendiamo la nostra vita più felice, andando a vantaggio nostro e degli altri.

Gloria